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CLONAZIONE

Che fine ha fatto la pecora Dolly?

Che fine ha fatto la pecora Dolly?
La pecora Dolly e lo scienziato Ian Wilmut (Foto: Deadline Press/Michael MacLeod)

Luca Serafini Luca Serafini 29 Ago 2016

Vent’anni dopo l’eclatante caso della pecora Dolly la clonazione continua, ma non è mai diventata una vera e propria priorità scientifica. Uno studio pubblicato di recente su Nature Communications ci informa che alcune pecore – create dallo stesso materiale biologico clonato per Dolly – stanno invecchiando in modo normale e vivono sane, smentendo chi temeva che un mammifero clonato fosse un animale in cattiva salute.
Questo studio appare ben 20 anni dopo che il primo riuscito esperimento di clonazione spostò i confini tra scienza e fantascienza, sollevando un acceso dibattito sulle implicazioni etiche, scientifiche e religiose al riguardo dell’opportunità della clonazione umana.
Se da un lato lo studio svela che gli animali clonati non sono proni ad ammalarsi più degli altri, dall’altro mette in luce che la clonazione non è stata all’altezza delle aspettative, sia positive, sia negative.
Oggi non si pensa più a rimpiazzare con cloni persone decedute o a trovare sistemi per vivere eternamente. Con lo sviluppo delle tecniche di coltivazione delle cellule staminali, l’interesse scientifico sulla clonazione umana è andato scemando.
Non solo, la clonazione rimane tutt’oggi estremamente difficile da realizzare, anche negli animali. Ci vogliono, statisticamente, 277 tentativi per ottenere con successo una nascita. È una procedura altamente inefficiente, invasiva, e richiede comunque la donazione degli ovuli, che è moralmente opinabile anche dove permessa.
Infine, la clonazione umana, anche se non fosse vietata, suscita così tante controversie e opposizioni che nessuna organizzazione – economicamente forte e in grado di farlo – sarebbe comunque disposta a finanziarne lo sviluppo.

I ciarlatani
Quando i confini tra scienza e fantascienza si confondono, ecco spuntare come funghi le storie più incredibili…
Una setta religiosa in America sostiene di aver clonato nel 2002 una bambina di nome Eve e 12 altri esseri umani.
Lo scienziato sudcoreano Hwang Woo-suk afferma di aver clonato un embrione umano in provetta nel 2004, pubblicando lo studio sulla rivista Science; in seguito la pubblicazione è stata ritirata dopo che una commissione indipendente non ha trovato prove della clonazione. Questo non ha impedito a Hwang di fondare la Sooam Biotech Research Foundation, che per 100mila dollari promette ai clienti di clonare il loro cagnolino.

I divieti
Dopo la clonazione d Dolly, molti Paesi si sono affrettati ad approvare leggi che vietano la clonazione umana. Non solo, il Parlamento Europeo ha votato nel 2015 una norma che vieta la clonazione anche di animali da fattoria e da allevamento, a tutela del benessere e della salute degli animali stessi.

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

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