di Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze
La mucca, o vacca, è la femmina adulta dei bovini quelli cantati da Giosuè Carducci:
“T’amo o pio bove e mite un sentimento di vigore e di pace al cor m’infondi…”.
Come tutte le femmine dei mammiferi, produce il latte per nutrire il suo cucciolo.
È un animale mite e molto amorevole, protegge il suo vitellino e soffre quando le viene strappato. In natura vivrebbe fino a 40 anni.
Per via della selezione genetica le mucche sono dotate di un apparato mammario più sviluppato rispetto a quello delle vacche da carne.
Il loro stile di vita
Sono animali che amano, giocano, provano emozioni e si legano fino a formare amicizie in grado di durare per sempre. A dispetto della loro incredibile stazza, questi animali prediligono un approccio sereno, nonché uno stile di vita serafico e tranquillo.
Una gran memoria
I bovini sono molto intelligenti, affrontano i problemi con accuratezza e ingegno. Hanno un’ottima memoria e possono ricordare posti, azioni, volti, cibi e tutto ciò che li circonda.
Una volta che riescono a raggiungere l’obiettivo l’eccitazione li pervade, per questo spesso saltano letteralmente di gioia.
Dove vivono
Soprattutto negli allevamenti intensivi dove, molto spesso, i sessi vengono separati. In questi luoghi la normale vita dei bovini è stravolta, gli animali non sono più individui, ma numeri, latte da bere, chilogrammi di carne da vendere e mangiare.
Come vengono definiti
Secondo il ruolo che occupano nella produzione, ai bovini vengono attribuiti vari nomi:
- il vitello è un bovino di età inferiore agli 8 mesi;
- il vitellone è un bovino maschio o femmina di età inferiore ai 12 mesi;
- il manzo è un bovino castrato di 3/4 anni;
- il toro è il bovino di oltre 4 anni;
- il bue è il bovino castrato di oltre 4 anni;
- la vacca, o mucca, è il bovino con oltre tre anni di vita che ha figliato almeno una volta…
Madri protettive
In una mandria, più forte di tutto è l’amore materno. L’affetto e il legame che si crea tra madre e figlio sono potenti, intensi e durano per sempre. Laurie Winn Carlson, autrice di un libro sui bovini, afferma che le mucche “sono le madri più protettive esistenti in natura”, capaci di attaccare qualsiasi animale minacci la prole.
L’amore è così presente e diffuso da investire le altre figure femminili in grado di prendersi cura dei piccoli delle compagne. Quando nasce un vitellino tutte le mucche, per fare conoscenza col piccolo, si avvicinano per annusarlo. Una mucca separata dalla prole cade nella disperazione e depressione più profonda, piangendo per giorni e giorni. Le altre femmine le restano vicine e in gruppo partecipano al dolore.
Macchine da latte
Le mucche che partoriscono sono chiamate “mucche da latte”, ma anche “mucche a terra” perché alla fine del loro ciclo produttivo non riescono a stare più sulle zampe, cadono e vengono caricate per il macello con mezzi meccanici.
L’essere umano è l’unica specie a consumare latte di un’altra specie anche da adulto.
L’industria del latte, negli allevamenti intensivi, è tra le più sanguinarie.
Niente valli, niente pascoli, niente incontri con il toro. La loro vita è breve, di solito vengono mandate al macello dopo la terza lattazione.
Non esistono leggi a tutela della specie
Si contano circa 380 milioni di vacche da latte sul pianeta, 27,5 milioni delle quali in Europa e circa 2,6 milioni in Italia ma, nonostante questi numeri elevati, non esiste alcuna legislazione specifica volta a promuovere e garantire il loro benessere.
Gli allevamenti delle mucche sono generalmente a carattere intensivo e a pascolo zero. La maggior parte di loro vive costretta in capannoni al coperto dove lo spazio è limitato rispetto alle naturali necessità degli animali. Spesso il numero degli addetti alla cura delle stalle non è sufficiente ad assicurarne una pulizia adeguata: urina e feci accumulate sui pavimenti esalano grandi quantità di ammoniaca, che causa infiammazioni e problemi respiratori. Sono stabulate libere ma la “posta” in cui le mucche sono legate è ancora permessa e diffusa. Animali trasformati in macchine da latte trascorrono tutta la loro breve vita chiusi, senza mai calpestare un filo d’erba, facendo una sola cosa: partorire per produrre latte.
Macchine, non esseri senzienti come stabilisce l’art. 13 del Trattato di Lisbona e l’art. 9 della Costituzione italiana.
Parola d’ordine: ottimizzazione
Il destino di questi animali è spesso rappresentato da produttività massimale, zoppie, mastiti e una breve vita. Le mucche hanno enormi mammelle gonfie e pesanti, gli arti dalla muscolatura sviluppata.
Perché producano una quantità accettabile di latte le mucche devono partorire un vitello tutti gli anni a partire dall’età di due anni. Vengono inseminate artificialmente e ingravidate tutta la loro breve vita, ancor prima che la lattazione finisca, frequente è anche il trasferimento embrionale, pratica estremamente dolorosa tanto da richiedere l’anestesia epidurale per legge. È usato per moltiplicare rapidamente le mucche di alta qualità.
La separazione
Per evitare che il latte venga consumato dal vitello questi viene strappato drammaticamente alla madre subito alla nascita o pochi giorni dopo con immenso dolore di entrambi e muggiti di disperazione. Si lamenteranno e si cercheranno per moltissimi giorni. La madre a volte continua a muggire per chiamare il suo piccolo per molto tempo e vive la separazione come un vero e proprio lutto (John Webster della Bristol University).
Ma non è infrequente che i vitellini vengano uccisi alla nascita perché inutili, non essendo della razza da carne costerebbero troppo e renderebbero poco, come i pulcini maschi delle galline ovaiole fanno parte dei cosiddetti “controsessi”.
Processi meccanici
Negli allevamenti le mucche vengono munte meccanicamente e questo provoca mastiti con dolorose infezioni. Per curarle sono utilizzati gli antibiotici. Spesso si verifica la formazione di pus che cade nel latte ma anche i farmaci, non usati correttamente, possono contaminare il latte.
Dopo 4-5 anni la mucca è talmente debilitata e letteralmente consumata da non essere più in grado di camminare, non riesce ad alzarsi e rimane accasciata. Per questo viene definita “mucca a terra”. La sua sofferenza, però, non è presa in considerazione: deve arrivare viva a destinazione, perché se muore prima di arrivare al macello non si potrà ricavarne alcun guadagno.
Vista sul ventre
Non ci sono solo le “mucche a terra” ma anche le “mucche bucate”. La “fistulazione”, è una pratica in cui viene creato un buco sul corpo della mucca viva, del diametro di 15 cm e coperto da una membrana trasparente che agisce da oblò permettendo di vedere ciò che accade all’interno del ventre degli animali. Serve ai produttori di latte per verificare la digestione e gli enzimi digestivi, per stimolare la mucca a produrre determinate quantità di latte con un determinato gusto. Una sorta di ecografia dell’obbrobrio praticata sull’animale ancora vivo, che non ha niente da invidiare ai migliori film dell’orrore e di cui stranamente nessuno parla.
Il cucciolo non può succhiare il latte
Un’altra pratica è la cosiddetta “cavezza antisucchio”, un dispositivo comunemente utilizzato in zootecnia che viene fissato al naso dei vitelli, già in età di svezzamento, in modo che qualsiasi tentativo di succhiare dalla madre o da altre mucche il latte (come ogni cucciolo di mammifero farebbe) venga meccanicamente impedito e tutto ciò perché il latte è destinato ai “consumatori umani”. L’impiego di questo strumento dovrebbe costituire un’eccezione negli allevamenti, ma non è così, denuncia l’organizzazione Animal Equality che ha effettuato le investigazioni: «Viene impiegato in modo che la vacca possa essere più produttiva per l’industria del latte. Una vera tortura per questi poveri cuccioli». Ci sono popoli però che non bevono latte di mucca, quelli asiatici che usano latte di soia, e ancora di mandorla, di avena, di riso…
Il trasporto al macello
A questo punto inizia per lei un vero e proprio calvario. Nonostante le normative vietino che siano spostati animali malati o feriti – non in grado di deambulare autonomamente, quindi non idonei al trasporto – le mucche a terra vengono spinte, trascinate con una catena o una fune legata a una o a due zampe, caricate con mezzi meccanici come pale di trattori, imbracate sommariamente e scaricate nel camion con l’ausilio di elevatori, verricelli e altri mezzi.
Vere e proprie torture che non di rado vengono accompagnate dall’uso di bastoni o pungoli elettrici utilizzati in varie parti del corpo, incluse le zone genitali e anali.
Infine la macellazione
Sia che si tratti di vitelloni, di vitelli, di mucche… il momento dell’uccisione è uguale per tutti. Prelevati dalle stalle vengono caricati su camion e trasportati al macello.
I grandi impianti di macellazione sono strutture anonime, ricolme del rumore degli animali che vengono scaricati, dei muggiti dei bovini, delle grida incontrollate dei maiali. Molti animali lottano strenuamente per non essere spinti nello scivolo da cui non c’è ritorno. Quelli che resistono di più vengono picchiati più violentemente, con pungolatori elettrici, catene e calci.
Quando arrivano al mattatoio gli animali sono terrorizzati e se si tende loro una mano si scostano; molto lucidamente capiscono ciò che sta succedendo. Le urla degli animali in procinto di venire storditi giungono alle loro orecchie come un disperato ultimo lamento.
“L’uomo ha fatto della Terra un inferno per gli animali”
(Arthur Schopenhauer)
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