Innanzitutto, la Conferenza sui cambiamenti climatici di Sharm El-Sheikh parte in ritardo di un anno. Originariamente la COP 27 avrebbe dovuto svolgersi nel 2021, ma è stata posticipata a causa delle restrizioni imposte per la pandemia che hanno rallentato tutto il programma, a partire da Glasgow. In questo anno le prospettive di raggiungimento degli obiettivi climatici, come concordato nell’ambito dell’Accordo di Parigi e della Convenzione, non sono sicuramente migliorate, anzi hanno visto alcuni Paesi europei fare delle retromarce forzate sulla decarbonizzazione del settore energia per far fronte alle ricadute delle sanzioni economiche imposte alla Federazione Russa e alla conseguente contrazione delle forniture di gas. In alcuni Paesi europei si è addirittura ritornati a bruciare carbone.

Il calendario della COP 27 di Sharm El-Sheikh
I due momenti decisionali
Sulla base dei risultati della COP 26 tenutasi a Glasgow, ci si aspetta che alla COP 27 i Paesi dimostrino di essere entrati in una nuova era di attuazione, trasformando in azione gli impegni assunti.
I due momenti clou saranno il Vertice sull’attuazione del clima, il 7 e l’8 novembre, al quale parteciperanno i capi di Stato e di governo. Una sessione di alto livello, a cui parteciperanno principalmente i ministri si svolgerà dal 15 al 18 novembre.
La COP 27 si apre con sullo sfondo crisi multiple e interagenti: guerra, insicurezza alimentare ed energetica, inflazione, debito e recessione incombente. Tutto ciò rende il vertice sul clima di Sharm El-Sheikh una COP particolarmente “difficile”.
Gli obiettivi della COP 27
Secondo il nuovo segretario esecutivo dell’UNFCCC, Simon Stiell, dello Stato insulare di Grenada, i temi chiave da affrontare in Egitto sono il rafforzamento delle ambizioni di mitigazione e la promozione dell’obiettivo globale sull’adattamento, la gestione delle perdite e dei danni e il finanziamento dell’azione per il clima in queste tre aree.
Come eredità della COP 26 di Glasgow c’è la necessità di approfondire e rendere operativo l’articolo 6 sui meccanismi di mercato e non di mercato per la controversa compravendita tra Stati delle quote di emissioni.
Altro importante obiettivo da raggiungere a Sharm El-Sheikh è ricostruire un clima di fiducia tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo per quanto riguarda i finanziamenti internazionali annuali per il clima promessi.
Gli scenari dell’OCSE suggeriscono che l’obiettivo di 100 miliardi di dollari potrebbe essere raggiunto nel 2023, con tre anni di ritardo rispetto a quanto concordato. Il divario tra finanziamenti promessi e quelli effettivamente erogati si è attestato a 16,7 miliardi di dollari nel 2020.
Mitigazione e adattamento
Se sul versante mitigazione si procede a fatica, poco si è fatto dal punto di vista dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Come sottolinea in una nota il WWF, «Solo il 4%-8% di tutti i finanziamenti per il clima è stato destinato all’adattamento. Il WWF chiede: di accelerare l’azione locale, settoriale e nazionale e valutare i progressi collettivi verso il raggiungimento dell’Obiettivo Globale sull’Adattamento (GGA); raddoppiare i finanziamenti per l’adattamento e stabilire una chiara tabella di marcia, con un meccanismo di responsabilità, per raggiungere questo obiettivo entro il 2025, come previsto dalle decisioni di Glasgow; che tutti i Paesi finalizzino i loro PAN (Piani nazionali di Adattamento) e inizino ad attuarli, e i Paesi sviluppati forniscano il supporto necessario a quelli più vulnerabili; impegnarsi a produrre, entro la COP28, un rapporto di sintesi sulle azioni di adattamento che si riflettono nei PAN; istituire uno strumento di finanziamento delle perdite e dei danni nell’ambito del meccanismo finanziario dell’UNFCCC con un fondo dedicato».
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