Il Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), QU Dongyu, è intervenuto alla Riunione Ministeriale dei Paesi MED9++ e chiede un’azione coordinata per affrontare le perturbazioni che minacciano la sicurezza alimentare. Il MED9++ è il formato ampliato del MED9 (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta, Croazia e Slovenia), un’alleanza informale di Paesi dell’Unione Europea affacciati sul Mediterraneo o geograficamente vicini, nata per cooperare su questioni strategiche comuni.
La Riunione Ministeriale dei Paesi MED9++ su “Sostegno alla Sicurezza Alimentare e all’Accesso ai Fertilizzanti” ha riunito ministri e alti rappresentanti di oltre 40 Paesi mediterranei e partner per discutere delle implicazioni della guerra alle catene globali di approvvigionamento di energia, fertilizzanti e prodotti alimentari, e per rafforzare la cooperazione regionale in materia di sicurezza alimentare e resilienza dei sistemi agroalimentari.
QU Dongyu ha sottolineato che la scarsità globale di fertilizzanti causata dalla guerra contro l’Iran e dalla conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz comporterà rese inferiori e un’ulteriore contrazione delle disponibilità alimentari nella seconda metà del 2026 e nel corso del 2027.
«Ci incontriamo in un momento di grande difficoltà – ha dichiarato il Direttore Generale –. Non si tratta soltanto di una crisi geopolitica, ma di uno shock al cuore stesso del sistema agroalimentare globale».
Conseguenze per i prezzi dei prodotti alimentari
In condizioni normali, attraverso lo Stretto di Hormuz transitano quote significative degli scambi mondiali di petrolio, gas naturale liquefatto, zolfo e fertilizzanti. Il blocco dei flussi marittimi attraverso questo corridoio sta già comprimendo i mercati dei fertilizzanti e aumentando i costi energetici, con potenziali gravi conseguenze per la produzione agricola e i prezzi dei prodotti alimentari.
«L’agricoltura risponde a un calendario colturale che non può essere posticipato. I fertilizzanti devono essere distribuiti in momenti precisi del ciclo produttivo. Se non arrivano in tempo, i raccolti ne risentono, indipendentemente da ciò che accade in seguito» ha precisato QU Dongyu.
I Paesi dipendenti dalle importazioni – in Africa, Asia e in alcune zone del Medio Oriente – figurano tra i più esposti, in particolare quelli già alle prese con insicurezza alimentare acuta, fragilità economica o shock legati ai cambiamenti climatici.
Il Direttore Generale ha ribadito l’impegno della FAO a continuare a fornire analisi tecniche, supporto alle politiche e capacità di coordinamento per aiutare i Paesi ad affrontare le sfide in evoluzione che gravano sui sistemi agroalimentari globali.
L’indice dei prezzi si sta già muovendo verso l’alto
L’indice dei prezzi alimentari della FAO è in aumento per il terzo mese consecutivo, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi degli oli vegetali. L’indice risente anche dell’aumento dei prezzi dei cereali e del riso, in un contesto di interruzioni legate alla crisi dello Stretto di Hormuz.
L’indice dei prezzi dei cereali della FAO è aumentato dello 0,8% rispetto a marzo e dello 0,4% rispetto a un anno fa, riflettendo l’aumento dei prezzi dei principali cereali, ad eccezione del sorgo e dell’orzo. I prezzi mondiali del grano sono aumentati dello 0,8%, a causa dei timori per la siccità in alcune zone degli Stati Uniti d’America e della maggiore probabilità di precipitazioni inferiori alla media in Australia. L’aumento è stato ulteriormente rafforzato dalle previsioni di una riduzione delle semine di grano nel 2026, con gli agricoltori che si stanno orientando verso colture meno intensive in termini di fertilizzanti a causa dei prezzi elevati dei fertilizzanti.
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