I droni vengono in soccorso per la sopravvivenza della popolazione di leoni marini australiani (Neophoca cinerea), tra i pinnipedi più rari al mondo, minacciata da molti fattori, tra cui le catture accidentali durante la pesca commerciale, l’impigliamento nelle reti e gli impatti legati ai cambiamenti climatici.
Il leone marino australiano è inserito nella lista delle specie minacciate di estinzione dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), con una popolazione stimata tra i 10 e i 12mila esemplari. Oltre l’80% di questi animali vive nelle acque costiere dell’Australia meridionale, dove si stima che il numero di individui sia diminuito di oltre la metà negli ultimi 40 anni.
Conservare una specie iconica
Oggi, l’uso dei droni da parte dei ricercatori dell’Università di Adelaide per individuare con più precisione le cause di questo declino potrebbe avere un ruolo significativo nell’invertire la sorte della specie minacciata.
Il primo passo per contrastare le minacce è quello di trovare un modo a basso rischio e a basso impatto per valutare rapidamente lo stato di salute della popolazione di leoni marini. Oggi, l’uso dei droni da parte dei ricercatori dell’Università di Adelaide per individuare con più precisione le cause di questo declino potrebbe avere un ruolo significativo nell’invertire la sorte della specie minacciata.
Un metodo comune per avere un’idea della salute di un animale è quello di valutare il suo corpo utilizzando una misura equivalente all’indice di massa corporea (IMC) per gli esseri umani. Ma usare un metro e una bilancia per ottenere le dimensioni e la massa dei leoni marini australiani è dispendioso in termini di tempo, costoso e comporta il dover sottoporre a rischiose anestesie questi animali minacciati di estinzione.
I professori Jarrod Hodgson, Dirk Holman e Aleks Terauds hanno sviluppato una tecnica per stimare in modo non invasivo le condizioni corporee dei leoni marini australiani utilizzando un drone per raccogliere foto ad alta risoluzione di leoni marini. Con le foto viene ricostruito digitalmente un modello 3D di ogni animale per stimarne la lunghezza, la larghezza e il volume complessivo, da confrontate con le misure fisiche precedentemente rilevate con il metodo tradizionale da esemplari sedati.
La tecnica, recentemente pubblicata su Biological Conservation, ha funzionato meglio del previsto e le misurazioni si sono rivelate accurate.

I droni monitorano la salute dei leoni marini australiani in declino attraverso fotografie elaborate per creare mosaici di immagini e modelli. © Jarrod Hodgson, CC BY-ND
Con i droni è possibile il monitoraggio su larga scala
I leoni marini australiani si riproducono in circa 80 siti censiti che si estendono su oltre 3.000 km di costa meridionale australiana, all’interno della Grande barriera corallina meridionale. La tecnica può essere utilizzata per studiare gli animali in libertà nelle colonie di questa fascia, che va da Kangaroo Island alle Houtman Abrolhos Islands.
La mole di dati raccolti può dare informazioni preziose per capire se il declino della popolazione sia dovuto a fattori come la disponibilità di cibo e le malattie, o se possa essere causato da impatti umani diretti, come le catture accidentali nella pesca e l’impigliamento nelle reti.

Le basse isole rocciose e gli affioramenti sono importanti siti di riproduzione per i leoni marini australiani, ma molti sono minacciati dall’innalzamento del livello del mare causati dai cambiamenti climatici. © Jarrod Hodgson, CC BY-ND
Lo studio è stato pubblicato su “The Conversation”, con licenza Creative Commons license (© Jarrod Hodgson, CC BY-ND). Gli autori sono Jarrod Hodgson, PhD Candidate, University of Adelaide; Lian Pin Koh, Professor, University of Adelaide, and Simon Goldsworthy, Principal Scientist, Ecosystem Effects of Fishing & Aquaculture, South Australian Research and Development Institute, and Affiliate Professor, University of Adelaide.
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