Sono riprese a pieno ritmo, in diverse aree dei Parchi del Po e del Ticino piemontesi e del Ticino lombardo, le attività di “restauro” delle praterie aride (Habitat H6210), nell’ambito del progetto LIFE Drylands.
Le zone aride sono poco note al grande pubblico: non adatte alle attività agricole, sono spesso abbandonate oppure, se tutelate, fuori dai canonici percorsi di trekking.
Ma brughiere e praterie, a dispetto delle parole usate per descriverle, non sono in realtà ambienti inospitali, ma hanno una natura molto ricca e interessante. L’Habitat 6210, in particolare, è costituito da formazioni erbose secche in cui si trovano fiori come il Garofano dei certosini (Dianthus carthusianorum) o lo Spillone di Venere (Armeria arenaria), oltre a numerose specie di insetti, orchidee e licheni rari.
Terreni impoveriti da ripristinare
Le aree interessate dal progetto LIFE Drylands hanno habitat fortemente degradati, in cui molte specie vegetali e animali sono a rischio, sia per la perdita e la frammentazione dovute alle attività antropiche, sia per l’incuria e l’inquinamento. Territori impoveriti che diventano per questo più vulnerabili a eventi estremi, quali bombe d’acqua, ondate di calore, inondazioni, diffusione di patogeni, dove è fondamentale ripristinare – e in alcuni casi ricostruire ex-novo – la prateria arida per la salute delle piante, degli animali e anche dell’uomo, producendo linee guida per la loro conservazione e futura gestione.
Il progetto LIFE Drylands, ideato e condotto dall’Università di Pavia (Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente) e finanziato dall’Unione Europea e da Fondazione Cariplo, è attuato insieme a diversi partner, tra cui la Rete degli Orti Botanici della Lombardia, l’Università di Bologna e gli enti Parco delle aree di intervento, che si trovano in otto siti Natura 2000, la rete ecologica europea che tutela gli habitat naturali a rischio.
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