Una vasta coalizione di associazioni europee, il 16 marzo di quest’anno, ha lanciato una nuova ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) per arrivare a una Comunità Europea completamente “fur free”, senza più possibilità di allevare e commercializzare sul territorio comunitario pellicce.
Un passo avanti importante che ha trovato nuova linfa, oltre a quella già assicurata dalla contrarietà di tantissimi cittadini europei, proprio dalla recente pandemia. I casi di contagio fra gli animali da pelliccia e la possibilità di essere veicoli del virus del Covid-19 ha infatti costretto molti governi nazionali a emanare direttive molto ristrettive per limitare o chiudere molti allevamenti, comprendendo in casi di focolaio, come accaduto in molte parti d’Europa, l’abbattimento immediato degli animali ospitati e la loro termodistruzione.
In Italia, dopo mesi altalenanti, finalmente è stato disposta la chiusura di tutti gli allevamenti di animali da pelliccia, che nel nostro Paese non erano comunque così numerosi. Senza però arrivare a un divieto di importazione e commercializzazione di pellicce.
Una revisione della normativa europea
Per questo un pool molto esteso di associazioni europee, in cui si fa notare l’assenza di molte realtà italiane, ha deciso di lanciare questa nuova ICE – dopo quella contro l’allevamento degli animali in gabbia e contro la pesca intensiva degli squali e il taglio delle pinne – per costringere la Commissione Europea a occuparsi della questione, proponendo una revisione della normativa in materia. Le richieste promosse tramite un’ICE non vanno confuse con le petizioni, senza un effettivo valore, che oramai sono inflazionate sulla Rete, pur senza avere un valore legale. Quando un’ICE raggiunge il numero minimo di in milione di firme, raccolte in almeno sette Paesi della UE, questo ne certifica il successo. Una volta raggiunto l’obiettivo, per i quali vengono concessi 12 mesi, seguiranno poi i controlli e l’accettazione dell’ICE, con i conseguenti obblighi per le istituzioni della Comunità.
Occorre firmare subito per il bando alle pellicce
Per firmare questa importante petizione vi è un anno di tempo, che nel caso di Fur Free Europe scadrà nel maggio del 2023. Ma per essere certi del successo occorre firmare subito, senza rimandare, per essere certi che sempre più persone vengano a conoscenza dell’iniziativa. Una volta superato l’ostacolo della raccolta dei consensi la Commissione dovrà impegnarsi non solo per vietare allevamento e commercio all’interno della Comunità, ma anche per stabilire un divieto di importazione sul territorio comunitario, uno dei più grandi mercati del mondo.
L’auspicio degli organizzatori è quello di costituire un traino per arrivare a un divieto che possa coinvolgere anche altri Paesi su scala planetaria.
Il crollo del mercato della pellicceria appare inarrestabile e sono sempre più le maison dell’alta moda che hanno dichiarato di non voler più usare le pellicce nelle loro collezioni, dando così molta visibilità alle legittime istanze delle associazioni che si occupano di diritti degli animali.
Per questo è molto importante che questa ICE riceva un gran numero di sottoscrizioni, dimostrando la contrarietà dei cittadini europei alla crudeltà verso gli animali, messa in atto per giunta per pura vanità, quando ci sono oramai validissime alternative, sia tecniche che estetiche, all’uso delle pellicce.
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