Il progetto di reintroduzione dei ghepardi in India, dopo 70 anni dalla loro totale estinzione, è stato lanciato fin dal 2009 e perseguito dagli esperti che collaborano con il Cheetah Conservation Fund (CCF).
di Andrea Melandri
La dottoressa Laurie Marker, direttore esecutivo e fondatrice del CCF comunica: «La conservazione delle specie richiede una cooperazione globale. Per più di 12 anni mi sono consultata con il governo indiano e con i suoi esperti in fauna selvatica sulle modalità di reintroduzione dei ghepardi nelle praterie indiane, dopo l’estinzione annunciata nel 1952. Venerdì 16 settembre 2022 il progetto si è finalmente concretizzato con la cessione da parte del governo della Namibia di 8 ghepardi selvatici al governo indiano. È stato un onore supervisionare questo sforzo storico di ricollocazione per conto della Namibia e abbiamo condotto un’ampia valutazione della loro salute, dell’indole selvatica, dell’attitudine alla caccia, della genetica, della salute e delle potenzialità riproduttive per garantire il successo dell’operazione in India».
Condizioni ambientali molto simili a quelle dell’Africa australe
Il territorio indiano prescelto per la traslocazione si trova nella regione del Madhya Pradesh, nell’India centrale, a 320 km da Delhi. Le condizioni ambientali e climatiche sono molto simili a quelle dei territori dell’Africa australe, e il Kuno National Park, che già ospitava prima dell’estinzione la sottospecie di ghepardo asiatico (Acinonyx Jubatus Venaticus) e il più vicino geneticamente al cugino ghepardo africano (Acinonyx Jubatus Jubatus) residente nelle savane dell’Africa australe, è un santuario della fauna selvatica con un’area totale 748 kmq e presenta un ecosistema vario e completo: antilopi e altri piccoli animali potranno soddisfare pienamente le esigenze predatorie dei ghepardi.
«L’obiettivo del nostro progetto è invertire la tendenza per i ghepardi, rallentare e quindi fermare il loro declino, aumentando allo stesso tempo la biodiversità e la salute degli ecosistemi indiani. Riportare un predatore di alto livello ripristina l’equilibrio evolutivo storico, con conseguenti effetti a cascata, portando a una migliore gestione e al ripristino dell’habitat della fauna selvatica, a beneficio di tutte le specie; inoltre aumenterà i mezzi di sussistenza delle comunità che vivono nelle aree circoscritte» ha affermato il dott. Jhala Yadvendradev, decano del Wildlife Institute of India e Principal Scientist del Progetto Cheetah.
Cronaca della missione di reintroduzione
- Gennaio del 2020: dopo anni di studi, inchieste e ricerche genetiche, la Corte Suprema dell’India ha approvato l’introduzione nelle aree selvagge del Kuno National Park del ghepardo africano (Acinonyx jubatus jubatus); viene quindi istituito un comitato di esperti per aiutare la National Tiger Conservation Authority (NTCA) nella realizzazione del progetto, coordinato dal team del CCF.
- 20 luglio 2022, data storica: il governo della Namibia e il governo dell’India hanno firmato una Memoria d’Intesa (MoU) sulla conservazione della fauna selvatica e sull’utilizzo sostenibile della biodiversità.
- 16 settembre 2022, si scrive la storia: un Boeing 747-400 personalizzato, soprannominato “AirCat”, destinato alla trasferta degli animali e sponsorizzato dalla società Americana “The Explorers Club” ha condotto i primi 8 ghepardi nella loro missione transcontinentale. Il volo si è svolto durante la notte, per rendere meno stressante il viaggio per i “passeggeri speciali”, ed è arrivato a Jaipur, in India, la mattina di sabato 17 settembre 2022. La cabina dell’economy class è stata completamente modificata per permettere il fissaggio delle casse contenenti i ghepardi e consentire al gruppo di veterinari del CCF di monitorare costantemente gli animali durante le 11 ore di volo necessarie per raggiungere la destinazione finale. Da Jaipur, i ghepardi sono stati trasferiti in elicottero al Kuno National Park, dove hanno ricevuto l’accoglienza di una delegazione guidata dal Primo ministro indiano Narendra Modi, e accompagnati costantemente dalla delegazione del CCF guidata dalla dottoressa Laurie Marker, fondatrice e direttore esecutivo del CCF, unitamente alla dottoressa Ana Basto veterinaria del CCF, oltre agli specialisti della reintroduzione in natura del ghepardo, Eli Walker e Barth Balli. Il viaggio di questi ghepardi ambasciatori si è concluso con enorme successo. Radiocollarizzati e vaccinati prima della partenza, essi trascorreranno i prossimi 30 giorni in speciali recinzioni dove rispetteranno il periodo di quarantena, costantemente monitorati dagli scienziati Indiani e dal personale del CCF; successivamente saranno rilasciati in un recinto più grande di oltre 100 ettari, per familiarizzarsi con il nuovo ambiente, dove trascorreranno un mese o più prima di essere rilasciati completamente liberi nel Parco Nazionale di Kuno.
La Terra non è nostra
«La nostra responsabilità risiede sia nella conservazione dell’ambiente che nella salvaguardia dell’interesse degli esseri umani e dei loro mezzi di sussistenza, in armonia. La Terra non è nostra; è un tesoro che ci viene affidato per le generazioni future. Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo continuare a cercare modi sostenibili in cui la natura e gli esseri umani possano coesistere pacificamente. Vivere in armonia con la fauna selvatica è l’unico modo per garantirci un futuro»: parole del dottor Peter H. Katjavivi, Portavoce dell’Assemblea Nazionale della Namibia.
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