Nelle zone urbane a traffico intenso, dove i veicoli frenano e ripartono di frequente, le concentrazioni di microplastiche da pneumatici nell’aria possono risultare fino a cinque volte più elevate. È questa la valutazione calcolata dal progetto europeo POLYRISK, svolto con la collaborazione di ENEA, pubblicato sulla rivista Atmospheric Environment.
«In città una delle principali fonti di inquinamento da microplastiche è rappresentata dalle minuscole particelle generate dall’attrito degli pneumatici sull’asfalto durante la normale circolazione dei veicoli. Finora, solo pochi studi internazionali hanno quantificato le concentrazioni atmosferiche di queste particelle» spiega Maria Rita Montereali – ricercatrice del Laboratorio ENEA “Impatti sul Territorio e nei Paesi in Via di Sviluppo” presso il Dipartimento Sostenibilità e coautrice dello studio insieme alle colleghe Laura Caiazzo e Sonia Manzo del medesimo dipartimento – in un articolo a cura di Stefania Marconi, dell’Ufficio stampa e relazione con i media di ENEA.
Le concentrazioni maggiori dove il traffico è “a singhiozzo”
Nel periodo 2022-2023 il team del progetto POLIRISK ha monitorato tre siti a Utrecht (Paesi Bassi), contraddistinti da flussi e velocità di traffico diversi:
- una strada urbana con traffico di tipo “stop-and-go”;
- un tratto autostradale a traffico elevato ma scorrevole;
- un parco cittadino che distava dalla strada (secondaria) più vicina 50 metri.
Per le rilevazioni sulla qualità dell’aria, i ricercatori hanno svolto campagne di campionamento del particolato atmosferico PM10 utilizzando marcatori di gomma sintetica e naturale – le principali componenti degli pneumatici – e un marcatore per il benzotiazolo, un additivo impiegato per indurire la gomma.
In parallelo, sono stati monitorati anche altri inquinanti generati dal traffico provenienti dall’usura dei freni (metalli come ferro, rame, cromo e manganese) e dalle emissioni dei motori, per verificarne la correlazione con le microplastiche oggetto dello studio.
Nel parco sono state misurate le concentrazioni di microplastiche da pneumatici più basse, mentre quelle più elevate sono state rilevate vicino all’autostrada e in misura maggiore nella zona a traffico “stop-and-go”, dove i veicoli si fermavano e ripartivano frequentemente.
Inoltre, rispetto all’autostrada, l’area caratterizzata da traffico intermittente “stop-and-go” presentava le quantità più elevate di elementi metallici nell’aria derivanti dall’usura dei freni.
Nei campioni raccolti, la quantità di microplastiche da pneumatici rappresentava una frazione relativamente piccola, ma il cui peso potrebbe però aumentare in futuro. «La diffusione dei veicoli elettrici ridurrà in parte le emissioni di inquinanti legati alla combustione, ma è prevedibile che comporterà un aumento dei livelli di microplastiche prodotte dall’usura con l’asfalto degli pneumatici, a causa di un attrito superiore per il maggior peso di tali veicoli» commenta la ricercatrice ENEA Sonia Manzo, che ha coordinato lo studio per ENEA.
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