Guardando un documentario sui cavalli bianchi della Camargue, allevati allo stato praticamente brado in questa bellissima zona umida della Francia meridionale, mi è venuta voglia di sapere se in Europa esistono ancora popolazioni di cavalli selvaggi. I risultati di questa rapida inchiesta sono stati interessanti e ve li propongo.
Innanzitutto è bene ricordare che sull’origine del cavallo domestico non esiste concordanza fra gli studiosi.
Un’opinione diffusa assegna al cavallo selvatico di Przewalski (Equus ferus przewalskii), dal mantello bruno rossiccio e la criniera dritta, il ruolo di progenitore. Questo cavallo, che stava per estinguersi, è tutt’ora vivente in Mongolia, dove è stato reintrodotto in vari giardini zoologici nonchè, allo stato semi-brado, nella Piana di Hortobagy in Ungheria, dove viene allevato da non molti anni.
Si suppone che questo cavallo fosse presente in epoche preistoriche anche in Europa, come si può facilmente intuire dal gran numero di rappresentazioni pittoriche: molto noti sono i disegni delle caverne di Lascaux e Chauvin in Francia e di Altamira in Spagna.
L’altra ipotesi predilige, invece, l’origine del cavallo domestico nel cosiddetto tarpan (Equus ferus ferus), dal colore grigio topo, anche lui sopravvissuto allo stato libero nelle pianure dell’Europa orientale fino a pochi decenni fa, estinto in Ucraina nel 1918 o nel 1919 e poi parzialmente recuperato, soprattutto da allevatori polacchi, attraverso reincroci dei discendenti, seppure ibridati con razze domestiche. Si trattava di cavallini alti circa 130 cm al garrese, con denti più piccoli e muso più affilato rispetto al cavallo di Przewalski.
Recentemente tale opinione è stata ulteriormente supportata a seguito della scoperta di un piccolo gruppo di cavalli dalla criniera diritta molto simili ai tarpan originali e sopravvissuti in una valle isolata del Tibet.
Gli ultimi individui di tarpan selvatici provenivano dalla foresta di Bialowieza in Polonia e questi sono stati incrociati, alla fine dell’800, con cavallini domestici, detti konjik (termine slavo col significato di “cavallino”) o pony o tarpan Konik, comunque diretti discendenti dei tarpan. Alcuni konjik sono poi stati trasferiti in Olanda (1983) e successivamente in altre aree, dove spesso vengono mantenuti allo stato brado con lo scopo di ripristinare un antico equilibrio tra grandi erbivori e vegetazione.
Sempre dal tarpan deriva anche il cavallo Heck o tarpan di Heck, una razza equina frutto d’un esperimento di “breeding back” operato dai fratelli Heck in Germania, negli anni ’20 e ’40 del XX secolo per ricreare appunto l’estinto progenitore. Dopo l’invasione nazista della Polonia, i cavalli di Heck furono introdotti nella foresta di Bialowieza, dove ancora sopravvive un piccolo branco.
Ancora in Germania, in un lembo primordiale di foresta umida si trova poi un’altra piccola popolazione di cavalli selvaggi europei. Siamo in Westfalika, nelle Riserve Naturali di Merfelder Bruch, Düsterdieker Moorniederung, Zwillbrocker Venn, Haaksberger Veen e Diepholzer Moorniederung. Qui sopravvivono poche centinaia di pony di Dülmen o pony tedeschi, con la loro striscia scura sulla schiena e disegni simili a quelli delle zebre sulle zampe. Belli e indomiti, mostrano come i cavalli vivono allo stato brado, con caratteristiche determinate soltanto dalla natura stessa e non dall’allevamento da parte dell’uomo.
Altri cavalli allevati allo stato brado o semibrado li trovate poi in Islanda, con i tipici cavallini dalla folta chioma (Equus f.c. scandinavus) e anche nella zona della foresta di Leta, nel delta del Danubio, in Romania.
Infine gli ultimi cavalli selvaggi del nostro continente li ho scoperti proprio in Italia e molti di noi li conoscono: sono i cavallini della Giara di Gesturi, in Sardegna. Di origini incerte, il cavallino della Giara non sembra però essere una specie autoctona sarda, in quanto non esistono reperti fossili del periodo antecedente il tardo nuragico. Alcuni autori ipotizzano che siano stati importati dai fenici o provengano dall’antica Grecia del V-IV secolo a.C. Comunque sia, i cavallini della Giara sono oggi gli unici sopravvissuti dei numerosi branchi che fino al tardo medioevo vivevano selvaggi nell’isola. La loro popolazione, che oggi si aggira attorno ai 500 esemplari, dopo essere stati allevati negli ultimi decenni da privati sempre allo stato brado, nel 2002 sono stati acquisiti al patrimonio pubblico dalla XXV Comunità montana “Sa Giara”, attraverso un finanziamento della Regione Sardegna.
A questo punto, sulle ali dell’entusiasmo, potremmo cominciare a parlare anche di asini selvatici europei, ma lo spazio è finito e magari rimanderemo l’argomento ad un’altra occasione.




