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Scienza
MEDICANE

I cicloni del Mediterraneo

Non sono comuni tempeste: i cambiamenti climatici stanno generando anche nei nostri mari fenomeni meteo-marini estremi

I cicloni del Mediterraneo
L’immagine satellitare del Medicane Apollo del 29/10/2021. © NASA Worldview

Redazione Redazione 23 Feb 2024

Il Medicane (da MEDIterranean hurriCANE) è un uragano mediterraneo che si forma a causa di un sistema di bassa pressione, ed è definibile come un ciclone tropicale a piccola scala.

Analogamente ai cicloni più grandi e devastanti che si formano sopra gli oceani, i Medicane sono caratterizzati da forti piogge, venti e mareggiate. Però, la durata e l’intensità di un Medicane sono limitate a causa della ridotta estensione del Mar Mediterraneo.

Nonostante ciò, un Medicane è in grado di produrre ingenti danni lungo le coste esposte costituendo un alto fattore di rischio a causa dell’elevata densità abitativa e delle infrastrutture produttive presenti. I forti venti generati durante questi ultimi eventi meteorologici causano un’intensificazione del moto ondoso con onde che possono anche superare i 3,5 metri di altezza.

«Tra il mese di novembre del 2011 e il mese di febbraio del 2023 almeno 9 Medicane e diverse tempeste stagionali comuni hanno interessato il mar Mediterraneo e le zone costiere dei vari paesi che si affacciano su di esso» spiega Vittorio Minio dell’INGV-OE.

medicane

Immagini satellitari dei Medicanes che hanno interessato il Mar Mediterraneo dal 2011 al 2023 (© NasaWorldview).
La stella rossa mostra la posizione della sorgente del microseism ricavata dalle analisi condotte.

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Studiare i Medicane con la sismologia

In uno scenario di cambiamenti climatici in cui gli eventi meteo estremi sono sempre più frequenti, è importante riuscire a distinguere i medicane dalle tempeste stagionali comuni, che sono, invece, le classiche perturbazioni stagionali come, ad esempio, le perturbazioni atlantiche in grado di produrre piogge, venti intensi e conseguentemente mareggiate.

È possibile studiare i fenomeni meteo-marini con gli strumenti della sismologia, perché i violenti moti ondosi generati sia dai Medicane, sia dalle tempeste comuni generano segnali sismici utili per lo studio e il monitoraggio di questi fenomeni meteo-marini.

Le onde del mare sono in grado di trasferire alla Terra solida energia sotto forma di deboli onde sismiche, che vengono registrate dalle comuni stazioni sismiche.

 

È questo l’obiettivo della ricerca “Long-term analysis of microseism during extreme weather events: Medicanes and common storms in the Mediterranean Sea” appena pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment.

Lo studio è stato condotto da un team di ricerca multidisciplinare del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania (Alfio Marco Borzì, Andrea Cannata e Carmelo Monaco), dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV-OE (Flavio Cannavò e Vittorio Minio), del Royal Observatory of Belgium (Raphael De Plaen e Thomas Lecocq), del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo (Giuseppe Ciraolo), del Department of Geoscience dell’Università di Malta (Sebastiano D’Amico), del Centro Nazionale per la Caratterizzazione Ambientale e la Protezione della Fascia Costiera, la Climatologia Marina e l’Oceanografia Operativa dell’ISPRA (Carlo Lo Re e Marco Picone) e del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari (Giovanni Scardino e Giovanni Scicchitano).

 

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  • cambiamenti climatici
  • mare

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