L’asma è la malattia cronica più comune nei bambini e negli adolescenti, con una diffusione globale che supera il 20% in aree come le Isole Britanniche e l’Oceania. Tra i principali fattori di rischio consolidati appaiono l’inquinamento, il fumo passivo, le infezioni virali, l’obesità e le allergie preesistenti. Benché si ritenga spesso che il contatto con gli animali scateni gli attacchi, un nuovo studio epidemiologico smaschera questo paradigma, comprovando che la convivenza con i gatti non peggiora la salute dei bambini asmatici.
Lo studio del Karolinska Institutet
La ricerca, intitolata “Cat exposure and asthma outcomes in a cohort of children with asthma and allergy”, è stata pubblicata sulla rivista Frontiers in Allergy da un gruppo del prestigioso Karolinska Institutet di Stoccolma, guidato dalla dottoressa Resthie R. Putri e coordinato dalla professoressa Catarina Almqvist.
Gli autori hanno analizzato un campione ampio e rappresentativo di 30.277 bambini e adolescenti (tra i 4 e i 17 anni) con diagnosi già confermate di asma e allergia respiratoria. Per eliminare i classici errori dei dati auto-riferiti, i ricercatori hanno incrociato i registri sanitari svedesi con i dati ufficiali del Registro Nazionale dei Gatti, identificando con esattezza i felini presenti nelle case. Il decorso clinico dei pazienti è stato poi monitorato per ben due anni.
I risultati
Il 9,4% del campione (2.862 bambini) viveva con almeno un gatto. Al termine del periodo di osservazione, il confronto tra il gruppo esposto ai felini e quello non esposto ha rivelato dati sorprendenti:
- Riacutizzazioni acute: hanno interessato il 3,3% dei bambini che vivevano con un gatto rispetto al 3,5% del gruppo senza animali.
- Severità dell’asma: l’andamento verso forme moderate o severe della malattia è stato del 9,6% tra i bambini esposti e del 10,1% tra i non esposti.
- Funzionalità polmonare: i test di spirometria () e i punteggi dei questionari sul controllo dei sintomi (ACT) non hanno mostrato alcun impatto negativo legato alla presenza del gatto.
Lo studio ha inoltre, analizzato le caratteristiche degli animali, confermando che né il numero di gatti in casa, né il loro sesso o la loro età influenzano l’andamento della patologia respiratoria del bambino.
Implicazioni pratiche e conclusioni
Questi dati mettono in discussione la consolidata pratica clinica di raccomandare l’allontanamento precauzionale dei gatti dalle abitazioni dei piccoli pazienti, una decisione che spesso implica un pesante impatto emotivo per tutto il nucleo familiare. La perdita di un animale domestico amato può causare nei bambini forti stati di stress e ansia, fattori psicologici che la letteratura medica riconosce ampiamente come potenziali trigger neurovegetativi capaci di scatenare o esacerbare le crisi asmatiche.
L’evidenza emersa dalla ricerca svedese consiglia l’ottimizzazione delle strategie terapeutiche e preventive generali invece che la separazione da casa degli animali domestici.
Con un piano terapeutico farmacologico appropriato e un monitoraggio clinico regolare, la convivenza con un gatto non compromette la salute o lo sviluppo dell’apparato respiratorio del bambino.
In conclusione, per gestire l’asma basta mantenere un controllo rigoroso e integrato della patologia di base, convogliando l’attenzione sul contrasto a fattori di rischio ambientali ben più impattanti, come le infezioni virali, l’esposizione al fumo e l’inquinamento atmosferico.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com




