I cambiamenti climatici stanno creando grandi difficoltà a tantissime specie animali: innalzamento delle temperature, siccità e drastica riduzione della biomassa costituita dagli insetti, con un calo davvero impressionante a livello planetario, sono solo alcune delle cause della possibile contrazione subita anche della popolazione dei ricci. Questo allarme viene rilanciato dal Centro Recupero Ricci “La Ninna”, situato a Novello, in Piemonte e creato per volontà di Massimo Vacchetta, veterinario e autore di diversi libri sui ricci e non soltanto.
«Quest’anno abbiamo registrato un calo dei ricoveri al Centro Ricci “La Ninna” a causa della mortalità elevatissima dovuta alla siccità e al cambiamento climatico» dice Massimo Vacchetta.
«In tutta Europa migliaia di adulti non sono sopravvissuti all’inverno precedente perché non sono stati in grado di acquisire un peso sufficiente per affrontare il letargo o si sono risvegliati precocemente per le elevate temperature dei primi due mesi dell’anno che hanno “mimato” la primavera: questi ultimi non sono sopravvissuti a causa della mancanza di acqua e cibo o per gravi colpi di calore».
I ricci sono specie molto importanti per la valutazione della qualità dell’ambiente, vivendo a stretto contatto con il suolo e nutrendosi prevalentemente di insetti, piccoli rettili e lumache. Essendo animali che durante l’inverno vanno in letargo risultano particolarmente colpiti dai repentini cambiamenti di temperatura che non soltanto alterano i periodi di risveglio dei ricci ma anche i loro cicli riproduttivi, dando luogo a cucciolate nate fuori tempo massimo per poter garantire la loro sopravvivenza.
Per trovare conferma scientifica sull’impatto dei cambiamenti climatici su questa specie il centro di Novello (CN) ha avviato una collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino (DSV), al fine di indagare cause di ricovero al centro e mortalità nei ricci.
Il progetto, coordinato dalla professoressa Maria Teresa Capucchio, dovrà cercare di comprendere molti degli aspetti che portano questi piccoli mammiferi a essere soccorsi, cercando anche di comprendere se dopo i periodi di ospedalizzazione, di almeno 10-15 giorni, i ricci possano sviluppare resistenza agli antibiotici o modificare il proprio microbiota intestinale. Oggetto dello studio saranno sia i ricci ricoverati che quelli deceduti presso il Centro Animali Non Convenzionali (C.A.N.C.) del DSV e al Centro Recupero Ricci “La Ninna”.
Le attività del centro di Novello non si fermano mai e, dopo questo importante progetto con l’Università di Torino, la volontà è quella di dare vita al primo ospedale veterinario dedicato ai ricci a livello nazionale. Abbinando questo progetto a un centro di ricerca sul riccio, capace di dare risposte ai numerosi interrogativi che riguardano la vita di questi importanti e simpatici mammiferi, che ricordiamo essere protetti dalla legge.
I successi ottenuti quest’anno dal centro ricci non finiscono qui e infatti il documentario realizzato da due cineasti tedeschi, sulle attività del centro, ha vinto il prestigioso premio “Nature Film Festival -Deutsche NaturfilmPreis” in Germania.
Il video “Die Igel-Retter aus dem Piemont” (Il soccorritore dei ricci del Piemonte), girato nel 2021 al Centro Ricci La Ninna dalla regista Rosie Cook è risultato essere il più votato dalla giuria giovanile, che lo ha così decretato come il miglior film!
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.








