È stato presentato nell’aula magna del Centro Parco dell’Ente Parco del Ticino, “La Fagiana” di Magenta, il LIFE Forest4Future (Urgent and innovative restoration actions for resilient forests of the future), che prevede uno stanziamento di oltre 11 milioni di Euro per la resilienza dei boschi.
Si un progetto di eccellenza e innovativo per la tutela del patrimonio naturale, che vede il Parco Lombardo della Valle del Ticino quale Ente capofila.
LIFE Forest4Future sarà principalmente focalizzato a individuare nuove forme di gestione forestale, differenti caso per caso, adatte a rigenerare il bosco con composizione dominante di specie autoctone, per rispondere ai danni climatici su 500 ettari di habitat protetti.
Rispondere concretamente ai cambiamenti climatici
Il progetto propone un modello replicabile su scala nazionale per rispondere concretamente ai danni causati da eventi meteorologici estremi, come la tempesta Vaia dell’autunno 2018, o l’uragano Poppea che nell’estate del 2023 ha investito con una forza mai vista gli splendidi querceti tra Vigevano, Cassolnovo e Abbiategrasso.
Con un investimento complessivo di 11.326.911 Euro, l’iniziativa mira al ripristino di circa 485 ettari di habitat forestali in 8 siti Natura 2000 tra Lombardia e Piemonte e punta a trasformare l’emergenza in un’opportunità di innovazione per la gestione forestale europea.
La durata è prevista in sette anni e la partenza sarà a settembre.

La Zona Naturalistica Orientata “La Fagiana”, che ospita il Centro Parco dell’Ente, nei pressi di Cascina Bullona dove sono stati offerti prodotti locali agli ospiti della presentazione del progetto. © Edinat
Quattro minacce critiche
Il progetto affronta quelle che sono le minacce critiche alle foreste:
- la diffusione di Specie Aliene Invasive (IAS);
- gli effetti dei cambiamenti climatici;
- la perdita di funzionalità degli ecosistemi;
- la mancanza di una strategia di gestione condivisa “Climate Smart”.
Nelle 4 aree protette coinvolte dal progetto è custodito un patrimonio di valore forestale, ambientale e sociale da restaurare e tutelare. Non basta una “normale” manutenzione boschiva. L’estate del 2023 ha rappresentato un vero spartiacque per gli ecosistemi della Pianura Padana nord-occidentale. La combinazione tra siccità prolungata e tempeste violente ha distrutto circa 1.500 ettari di boschi protetti. Il progetto LIFE Forest4Future non si limiterà alla messa a dimora di alberi e arbusti, ma introdurrà un modello di Foresta Adattativa che si basa su Nature-based Solutions, utilizzo di pratiche selvicolturali che imitano i processi naturali per rigenerare il bosco in modo autonomo e resistente.
Il Dna della resistenza
Il LIFE Forest4Future sfrutta la ricerca genetica del progetto ResQ che ha individuato i geni delle farnie potenzialmente resistenti al deperimento e alla siccità. L’obiettivo è creare una “foresta adattativa” che utilizzi specie meglio attrezzate per sopravvivere ai cambiamenti climatici futuri.
Un modello di collaborazione tra Istituzioni, Enti e privati
Il progetto svilupperà anche un modello di collaborazione “pubblico-privata”, per definire strumenti di valorizzazione dei servizi ecosistemici e per garantire che il mantenimento delle foreste sia sostenibile economicamente nel lungo periodo.
Durante l’evento di presentazione del progetto LIFE Forest4Future a Magenta, Gianluca Comazzi, Assessore al Territorio e Sistemi Verdi di Regione Lombardia, ha dichiarato: «Regione Lombardia rafforza il suo impegno nella difesa delle aree sensibili del suo territorio, nella tutela dei nostri cittadini e delle nostre imprese, promuovendo uno sviluppo equilibrato ed eco-compatibile».
Il Presidente del Parco Lombardo della Valle del Ticino, Ismaele Rognoni, ha aggiunto: «La vittoria del bando LIFE Forest4Future rappresenta un importantissimo traguardo raggiunto dall’Ente. La nostra volontà è stata quella di intervenire in maniera strategica, sperimentale e visionaria sul recupero del patrimonio boschivo devastato dal Ciclone Poppea. In particolare, circa sette milioni di euro saranno destinati al ripristino degli ettari distrutti nelle zone di Vigevano, Abbiategrasso, Ozzero e Cassolnovo. Non c’è miglior risposta delle azioni concrete: risorse vere, progetti reali e un piano finalmente strutturato per restituire futuro ai nostri boschi. Ora, al lavoro!».
Il valore di questo progetto, oltre che scientifico, è profondamente culturale, come ha sottolineato Maurizio Rivolta, Consigliere delegato del Parco Lombardo della Valle del Ticino: «Rimette in dialogo la foresta e l’uomo basandosi sulla conoscenza e la ricerca. I drammatici cambiamenti climatici che stiamo affrontando, e con cui dovremo convivere, ci obbligano ad avere un approccio nuovo e consapevole su temi così complessi».
Il Partenariato
È composta da un mix di Enti gestori, università e aziende agricole.
Capofila è il Parco Lombardo della Valle del Ticino.
Altri Enti Parco: Parco Ticino Lago Maggiore, Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate, Parco Campo dei Fiori.
Ricerca e Monitoraggio: Fondazione Lombardia per l’Ambiente, Università degli Studi di Milano, Università di Milano-Bicocca, Università degli studi di Torino e Pavia, Istituto Delta Ecologia Applicata.
Operativi: Consorzio Forestale del Ticino e Consorzio Forestale del Parco Lombardo della Valle del Ticino, Aziende Agricole Occhio srl, Il Nocciolo, Cooperative Sociali (Naturcoop) e ditte boschive (Locatelli Bruno, Cecchetto Cristian Matteo, F.lli Chierico, Beaver Legnami).
Il progetto è cofinanziato dall’Unione Europea, dagli Enti beneficiari, tra i quali il solo Parco Lombardo della Valle del Ticino contribuisce per 1.793.470 euro.
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