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Ambiente
STRONG SEA

Il progetto che ha l’obiettivo di ripulire il mare

Tutelare, conservare e migliorare lo status degli habitat dall’elevato valore ecologico e ambientale, queste le finalità di ISPRA nel progetto STRONG SEA

Il progetto che ha l’obiettivo di ripulire il mare

Francesca Danila Toscano 7 Dic 2022

Salvare l’ambiente infestato da ciò che l’uomo disperde è una buona azione per il nostro pianeta e le iniziative per farlo crescono sempre di più. Fra queste troviamo anche il monitoraggio realizzato da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dal Parco Nazionale dell’Asinara nell’ambito del progetto STRONG SEA – Survey and TReatment ON Ghost nets SEA LIFE, utili a rilevare e mappare la presenza di attrezzi da pesca abbandonati o smarriti che giacciono nell’ambiente marino, deformando e distruggendo gli habitat delle praterie di Posidonia oceanica e del Coralligeno, entrambi inclusi nella Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat) e nella rete dei siti Natura 2000.

STRONG SEA

© Melina Marcou/CC BY-SA 4.0

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STRONG Sea

Il progetto è finanziato nell’ambito del programma LIFE, settore prioritario Natura e Biodiversità, sui fondi stabiliti nella programmazione 2014-2020. Formalmente iniziato nel dicembre del 2021, ha una durata di 5 anni e un’area di studio che racchiude il Golfo dell’Asinara e la costa Nord Occidentale della Sardegna.

La Posidonia oceanica è una pianta marina endemica del mar Mediterraneo. Forma ampie praterie, contraddistinte da densità variabile, che possono estendersi dalla superficie fino a circa 40 m di profondità. Sono un crogiolo di comunità vegetali e animali. Utilizzate dai pesci come rifugio, sono un polo di biodiversità, ospitano circa il 20-25% di tutte le specie presenti nel Mar Mediterraneo.

Il coralligeno è un habitat caratterizzato da una biocostruzione, frutto dell’accumulo di scheletri carbonatici che molte specie vegetali e animali producono dando vita a strutture macroscopiche che si mantengono nel tempo. Si sviluppa solitamente fra i 25 e 200 metri di profondità in condizioni di scarsa illuminazione e in acque relativamente calme, fresche e trasparenti.

Il coralligeno, dopo le praterie di Posidonia oceanica, è il secondo più importante “hot spot” di biodiversità Mediterranea. Accoglie più specie di qualsiasi altra comunità Mediterranea, oltre a essere una risorsa economica fondamentale per la presenza di specie commerciali pregiate (corallo rosso, pesci e crostacei) e l’enorme fascino esercitata sul turismo subacqueo.

Quali saranno le azioni concrete?

La minaccia che il progetto si prefigge di affrontare sono gli ALDFG (Abandoned, Lost or otherwise Discarded Fishing Gear), gli attrezzi da pesca abbandonati o smarriti che stazionano nel mare e che deturpano e distruggono gli habitat interessati, peggiorandone lo stato di conservazione e diminuendone la biodiversità. Il progetto mira quindi a rimuovere o inattivare gli ALDFG rinvenuti in hotsposts identificati nell’area di studio, senza arrecare ulteriori danni all’habitat, in modo da ridurre al minimo la pesca fantasma.

ISPRA svolge la sua attività in cooperazione con altri enti, ovvero con il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna, il Parco Nazionale dell’Asinara – Area Marina Protetta, MCM Consorzio Coop Produzione Lavoro e Agris – Agenzia Regionale per la Ricerca in Agricoltura.

«Le rimozioni verranno effettuate a settembre e saranno condotte da biologi marini che opereranno secondo il principio della tutela degli habitat interessati, mirando a tutelarne lo stato di conservazione. Vista la complessità delle immersioni, i ricercatori si avvarranno della preziosa collaborazione dei sommozzatori della Polizia di Stato, già presenti durante le operazioni di monitoraggio appena concluse» spiegano i dirigenti di ISPRA.

«Le attività si sono svolte in tre fasi. La prima fase, con strumenti di precisione come il Multibeam, la seconda fase con strumenti acustici di altissima precisione come il sailscanner e la terza fase con strumenti visivi come il ROV, dotato di due telecamere, una a bassa risoluzione e una ad altissima risoluzione, che permettono di fare un confronto sui target rilevati nelle precedenti fasi» chiarisce Francesco Urzì, Surveying Engineer e ROV Pilot.

È certamente un servizio concreto e basilare per la tutela dei fondali dell’area del Golfo dell’Asinara e che vede collaborare insieme un gruppo qualificato e autorevole e le marinerie dei pescatori, che, così facendo vengono educati su una pesca responsabile.

 

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