Il calo medio subito dalle popolazioni di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci dal 1970 a oggi è devastante. Le popolazioni di fauna selvatica monitorate dal Living Planet Report 2022, il rapporto biennale sulla salute del pianeta redatto dal WWF, sono calate in media del 69%.
La 14° edizione del Living Planet Report fornisce una panoramica dello stato della biodiversità, dei suoi stretti legami con la crisi climatica, dei fattori umani che la causano e delle potenziali soluzioni a favore della nostra stessa sopravvivenza e benessere.
Il Report sollecita i governi, le comunità, le imprese e le organizzazioni a prendere decisioni a supporto della natura e delle persone per ripristinare la nostra relazione interrotta con il mondo naturale e offrire un futuro più sano e sostenibile per tutti.
Due decenni di pubblicazioni
L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index – LPI) misura il cambiamento nell’abbondanza media delle popolazioni di vertebrati, sia a livello globale, sia per le diverse aree del mondo o per determinati gruppi di specie.
L’Indice per due decenni ha registrato le popolazioni di migliaia di specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi monitorate in tutto il mondo.
I principali fattori di declino sono il degrado e la perdita degli habitat, il sovrasfruttamento delle specie, l’introduzione di specie invasive e la diffusione di malattie, l’inquinamento e il cambiamento climatico.
Scarica qui il Living Planet 2022
I dati nei continenti
Il Living Planet Index analizza quasi 32.000 popolazioni di oltre 5.000 specie.
- Le popolazioni monitorate in America Latina e nella regione dei Caraibi hanno mostrato i peggiori trend, con un calo medio del 94% dal 1970.
- Nello stesso periodo, le popolazioni monitorate in Africa sono diminuite del 66%.
- Quelle in Asia-Pacifico sono diminuite del 55%.
- In Nord America, le popolazioni monitorate sono diminuite del 20%.
- Europa e Asia centrale hanno registrato un calo del 18%.
Tra i gruppi animali analizzati, le specie d’acqua dolce mostrano il calo più marcato, con un declino medio dell’83%.
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