Nella bozza finale del documento della COP27 di Sharm el-Sheikh rimane ancora in bianco il paragrafo ritenuto più importante dai Paesi colpiti direttamente dai cambiamenti climatici, ovvero il riconoscimento delle perdite e dei danni (“loss and damage”). Su questo tema, sull’entità e sui modi del risarcimento, sembra non esserci accordo fra il Gruppo del G77 – la coalizione di 134 Paesi in via di sviluppo guidati dalla Cina –, gli Stati Uniti e la Ue.
Anche l’Africa attende una risposta, perché altrettanto vuoto di contenuti è il paragrafo Bisogni speciali e speciali circostanze in Africa (“Africa’s special needs and circumstances”).
Si stima che il fabbisogno economico minimo per affrontare queste tematiche sia di oltre 5mila miliardi di dollari, ma nel periodo 2019-20 il sostegno è stato di soli 803 miliardi.
In attesa che esca la dichiarazione finale e di poter valutare che cosa è stato deciso per questi punti cruciali, come accade per una squadra di calcio che non “trova l’intesa” tra i suoi giocatori, sono le individualità a spiccare e a strappare gli applausi.

Il neo presidente brasiliano Lula. © Thayse Ribeiro/CC BY NC 2.0
Il palcoscenico di Lula
Il neo presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva (Lula) è stato accolto da un’ovazione quando ha promesso di impegnarsi ad affrontare la crisi climatica e ha candidato il Brasile per ospitare i futuri colloqui sul clima delle Nazioni Unite nel 2025.
«Sono qui oggi per dire che il Brasile è pronto a tornare» ha detto Lula, che inizierà il suo terzo mandato a gennaio.
«Non c’è sicurezza climatica per il mondo senza un’Amazzonia protetta» ha continuato, annunciando di voler far visitare la regione ai delegati. «Non risparmieremo gli sforzi per azzerare la deforestazione e il degrado dei nostri biomi entro il 2030» è stata la sua promessa.
L’Unione Europea si fa avanti
L’ultimo, positivo, colpo di scena è arrivato dall’Unione Europea, che ha scosso i sonnolenti colloqui sul clima con un’offerta a sorpresa di un fondo per affrontare i disastri naturali che lega il risarcimento per i disastri climatici a tagli più severi delle emissioni.
Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Frans Timmermans, tra gli applausi, ha proposto la creazione di un fondo per i Paesi poveri e la richiesta di tagli più drastici alle emissioni da parte di tutti i Paesi. Per la UE, infatti, le due questioni sono la faccia della stessa medaglia: il blocco dei 27 Paesi non offrirà più denaro se non ci saranno concessioni sugli obiettivi di emissione.
«Se non facciamo abbastanza per la mitigazione, non ci sono abbastanza soldi sulla Terra per affrontare le conseguenze della crisi climatica» ha dichiarato Timmermans.
I problemi dopo le dichiarazioni di Timmermans non si sono fatti attendere: la Cina ha chiarito che l’Accordo di Parigi del 2015 non dovrebbe essere modificato e che il denaro per il nuovo fondo dovrebbe provenire dai Paesi sviluppati, non da loro. Anche l’Arabia Saudita è riluttante a versare fondi per un fondo di compensazione.
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