La competizione Mollusc of the Year 2026 (Mollusco dell’Anno) ha selezionato le 5 specie più eccezionali, tra cui quella candidata dal Team della Sapienza Università di Roma, tra le decine di proposte ricevute attraverso una call scientifica globale. Il premio sarà il sequenziamento del genoma della specie vincitrice.
Il Team composto da ricercatori della Sapienza (Marco Oliverio), della Stazione Zoologica (Maria Vittoria Modica) e di Unisalento (Giulia Furfaro e Michele Solca) ha presentato la lumaca vampiro mediterranea (Cumia intertexta) come candidatura italiana per la selezione del Mollusco dell’Anno.
Il contest scientifico è promosso dal Senckenberg Research Institute and Natural History Museum di Francoforte insieme all’Unitas Malacologica, la società che riunisce gli studiosi di molluschi di tutto il mondo e
Una strategia alimentare insolita
La lumaca vampiro mediterranea ha una strategia alimentare decisamente insolita per un gasteropode: si nutre infatti del sangue di diverse specie di pesci, che vengono avvicinati durante la notte mentre riposano sul fondale.
La Cumia intertexta usa una proboscide flessibile (lunga 10 volte la conchiglia) dotata di minuscoli denticoli per agganciarsi alla pelle del pesce e creare al contempo una piccola lacerazione, grazie alla quale può iniziare a cibarsi.
Come in altri gasteropodi carnivori, anche nella lumaca vampiro mediterranea sono state identificate numerose tossine: proteine ad azione citolitica, ovvero in grado di rompere le membrane cellulari e facilitare l’accesso ai vasi sanguigni, enzimi che aumentano la pressione del pesce e quindi la “portata” del sangue e la velocità a cui viene ingerito, neurotossine che sedano il pesce durante il pasto, e una serie di peptidi anticoagulanti e antiaggreganti che mantengono il sangue fluido; tutte molecole bioattive di estremo interesse per applicazioni biotecnologiche.
La conoscenza dell’organizzazione del genoma di questa specie fornirà informazioni fondamentali sulla variabilità genetica alla base della produzione dei composti bioattivi, rendendo Cumia intertexta una specie modello per la venomica, la disciplina che studia i veleni e i sistemi veleniferi in natura.
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