Il tema di come accompagnare e sostenere i nostri cari quando essi arrivano alla fine della vita è una questione delicata e complessa, dibattuta da tempo e probabilmente mai del tutto risolta.
Anzi, in una società Occidentale che tende a rimuove la morte dalla vita delle persone, è spesso questione di imbarazzo, che si cerca di non affrontare. Eppure tutti prima o poi passeremo da quella porta e imparare ad accoglierla in un modo positivo potrà essere un grande aiuto anche per noi stessi, oltre che per i nostri cari. A maggior ragione se si tratta poi di soggetti particolarmente fragili, come per esempio i bambini.
Invece una categoria per la quale questa questione è di rado affrontata, è quella dei nostri animali domestici che, tra cani, gatti, canarini, uccelli, rettili e pesci, contano ben 62,1 milioni di esemplari in tutta Italia.
Un numero importante, tra cui spiccano i circa 16 milioni di cani e gatti. Ovvero mammiferi in grado di provare emozioni complesse, che gioiscono e soffrono e che, come tutte le specie più evolute, davanti alla morte provano paura. E che quasi sempre si accorgono quando stanno per morire.
Infatti basta fare un giro in un macello o parlare con i veterinari per rendersi conto che questi animali, anche se malati e malmessi, sono in genere consapevoli di ciò che sta per avvenire, con tutto ciò che ne consegue.
Ecco dunque che quando, dopo attente riflessioni ed esserci consultati con il medico, decidiamo che è ormai arrivato il momento di portarli a fare la fatale “puntura”, è importante non abbandonarli, ma accompagnarli sino all’ultimo respiro. Troppe persone infatti demandano questo sgradevole momento solo al veterinario, perché si definiscono “troppo sensibili” per vedere la morte del proprio animale.
In realtà anche per i nostri pet si tratta di un momento importante e difficile, in cui la presenza del loro padrone sarà fondamentale. Essi cercheranno negli ultimi istanti, con gli occhi e con l’olfatto, ma a volte anche solo percependo con l’istinto, la figura del loro amico umano, il compagno di una vita ed al quale essi stessi hanno dedicato la loro esistenza. L’uomo dovrà essere quindi presente al momento del trapasso, accarezzare e tranquillizzare l’animale, parlandogli con dolcezza, ringraziandolo e facendogli sentire sino all’ultimo il suo amore.
Lo so che è difficile, ma in questi frangenti non si può fuggire o nascondersi nella stanza accanto: bisogna essere coraggiosi e sostenere il nostro amico peloso, oltre che supportare con la nostra presenza lo sgradevole lavoro del veterinario, che certo non ama dover fare quello che sta facendo.
Senza drammi, senza disperarsi, in modo da non comunicare ulteriore agitazione o angoscia. È giunta la fine di una bellissima e intensa storia, ora ci si deve lasciare bene.
E se avete dei figli abbastanza grandicelli che hanno anch’essi amato i vostri animali, dopo averli opportunamente preparati e se il veterinario è d’accordo, potete tenerli accanto a voi in questi momenti. Essi soffriranno e piangeranno, ma impareranno moltissimo da questa esperienza, che li porterà ad un rapporto più completo ed equilibrato con il mondo animale e con la Vita.
Con amore, delicatezza e sensibilità farete un ultimo dono al vostro animale e vi accorgerete che in questo modo la sua morte diverrà anch’essa un ultimo, importantissimo momento di condivisione amorevole tra di voi. Un momento anche di importante crescita personale per voi stessi, che non dimenticherete.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





