È stata presentata “Arcadia”, la prima Nave Oceanografica Maggiore da Ricerca (NOMR) dell’Ispra, alla Camera dei deputati nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto.
Si tratta di un laboratorio galleggiante all’avanguardia in grado di esplorare i fondali fino a 4000 metri di profondità, progettata per studiare, monitorare e proteggere gli ecosistemi marini del Mediterraneo. La nave sarà ultimata nel giugno 2026.
La Nave Oceanografica Maggiore non è solo una nuova infrastruttura di ricerca, ma il simbolo concreto di un impegno collettivo per il mare, per la scienza, per le generazioni che verranno. La nave rappresenta uno degli interventi cardine del Progetto Marine Ecosystem Restoration (MER), il più grande investimento previsto dal PNRR per la tutela dell’ambiente marino: 400 milioni di euro destinati a proteggere e ripristinare ecosistemi fragili, a partire da quelli sommersi, invisibili e in massima parte sconosciuti.
Un progetto scientifico avanzato
Gli habitat marini e marino costieri come le praterie di Posidonia e le montagne sottomarine che custodiscono biodiversità preziosa e minacciata. A bordo della Nave Oceanografica Maggiore da Ricerca, una dotazione tecnologica all’avanguardia: veicoli autonomi e controllati da remoto (AUV e ROV), sonar e sistemi acustici in grado di produrre dati ad altissima risoluzione e di grande qualità anche grazie alla silenziosità e sostenibilità delle tecnologie di propulsione utilizzate.
La scelta della Camera dei Deputati per la presentazione della Nave Oceanografica Maggiore da Ricerca non è casuale. È proprio qui che, con un emendamento al recente decreto-legge “Pubblica Amministrazione”, è stata garantita la copertura delle spese di funzionamento della nave per il 2025, primo anno di avvio verso la piena operatività.
Il progetto, di grande respiro nazionale, vede ISPRA come soggetto attuatore e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica come amministrazione titolare.
Frutto della collaborazione con la Marina Militare, la nuova nave non sarà solo uno strumento di ricerca, ma una sentinella del futuro, capace di dare visibilità a ciò che è invisibile: un patrimonio sommerso che necessita di essere esplorato, compreso, protetto.
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