Lo stato di conservazione del rinoceronte bianco settentrionale (Ceratotherium simum cottoni) è appeso a un filo e l’ultima chance per preservare questa sottospecie è quella di ricorrere alla fecondazione assistita. Un progetto, del quale vi abbiamo già parlato, che sta andando avanti e fa ben sperare. Sono stati fatti altri passi da gigante e ve li vogliamo raccontare.
Riuscire a sottrarre alla morte una popolazione ridotta a soli due individui, per di più femmine, è un’ardua impresa.
Per questo motivo gli scienziati del programma BioRescue, coadiuvati da un team dall’Università di Padova, hanno optato per la fecondazione assistita.
La causa principale della scomparsa dei rinoceronti è l’attività umana. Da decenni, infatti, questi animali vengono cacciati per moda e per scaramanzia, dal momento che la medicina tradizionale cinese vede nel corno di rinoceronte un potente curativo e una sostanza dal forte potere afrodisiaco.
Gli ultimi rinoceronti bianchi settentrionali
La loro storia è purtroppo nota a tutti da alcuni anni. Il mammifero è definito dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) come estinto in natura.
In passato, i tentativi di far riprodurre i due individui rimasti non erano andati a buon fine e dopo la morte dell’ultimo maschio, Angalifu, il destino dei rinoceronti era ormai segnato.
Un gruppo di scienziati, però, non ha voluto gettare la spugna. I ricercatori del Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research, del Safari Park Dvůr Králové, del Kenya Wildlife Service e della Ol Pejeta Conservancy, si sono uniti per intraprendere un programma di conservazione prelevando gli ovociti delle femmine in Kenya e creando degli embrioni al fine di preservare questa sottospecie dall’estinzione.
L’evoluzione del progetto BioRescue
L’andamento del progetto è stato costellato di alti e bassi, con pause in cui i ricercatori hanno dovuto valutare le implicazioni etiche.
Il 28 luglio 2022, la squadra di BioRescue ha raccolto ben 23 ovociti da Fatu. La maggior parte degli ovuli viene proprio da questa femmina poiché le raccolte di ovociti di Najin, la madre di Fatu, sono state interrotte nel 2021 a seguito di una valutazione approfondita del rischio medico-veterinario.
Gli ovociti sono stati subito trasportati al laboratorio Avantea di Cremona e, dopo la maturazione, 7 sono stati fecondati tramite gli spermatozoi crioconservati del defunto Angalifu. Alla fine di questa procedura, dunque, 5 embrioni di Fatu sono stati prodotti con successo e criopreservati in azoto liquido.
A questa raccolta ne ha fatto seguito un’altra, sempre nello stesso luogo, prelevando 16 ovociti. Gli embrioni prodotti con questa nuova operazione sono stati 3, utilizzando nuovamente gli spermatozoi di Angalifu. I risultati positivi di entrambe le procedure hanno aumentato il numero totale di embrioni prodotti a 22.
«Nel 2019, un giorno prima di raccogliere i primi ovociti dei rinoceronti bianchi del nord, abbiamo detto “domani cambieremo il mondo”. Oggi posso dire che l’abbiamo fatto. In totale, siamo riusciti a produrre e crioconservare 22 embrioni da 158 ovociti raccolti durante 10 missioni. Il nostro prossimo obiettivo è quello di produrre con successo prole vitale utilizzando nuovi metodi e tecniche di trasferimento degli embrioni. Il lavoro scientifico innovativo che stiamo stabilendo qui getterà le basi per le future iniziative di conservazione» ha dichiarato Thomas Hildebrandt, responsabile del progetto e capo del gruppo di ricerca del Leibniz Institute.
Le ultime evoluzioni verso la svolta
Un ulteriore straordinario risultato, pubblicato sulla rivista Science Advances, è stato ottenuto recentemente, sempre nell’ambito del consorzio BioRescue, da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dall’Università di Osaka, al quale ha partecipato anche il laboratorio italiano Avantea.
Per la prima volta in un grande mammifero, il team di scienziati con a capo Masafumi Hayashi, è stato effettivamente in grado di coltivare cellule germinali primordiali a partire da quelle staminali, ciò potrebbe portare ad un accrescimento del numero di esemplari nonché ad un incremento della produzione di ovociti.
Le cellule germinali primordiali raffigurano i precursori embrionali di uova e sperma, e sono in grado di tramandare, alle generazioni future, le informazioni genetiche.
Tuttavia, perché queste possano svilupparsi a partire da cellule staminali è indispensabile la presenza di un ambiente biologico ben definito, in cui ormoni e proteine attivano trasformazioni morfologiche e funzionali ben definite.
Il gruppo di ricerca ha pensato una tecnica per ottenere cellule germinali e gameti artificiali da campioni di pelle di altri esemplari.
Ha così prodotto embrioni di rinoceronte bianco settentrionale tramite fecondazione in vitro di ovociti con spermatozoi, ora conservati in modo sicuro in azoto liquido fino a quando non sarà possibile un trasferimento a una madre surrogata.
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