Il progetto Einstein Telescope è uno dei principali obiettivi di ricerca europei con impatto scientifico di livello mondiale. Il progetto E.T. prevede la costruzione di una grande infrastruttura sotterranea che ospiterà un rivelatore di onde gravitazionali tra i 100 e i 300 metri di profondità, per preservarlo in condizioni di “silenzio”, isolandolo dalle vibrazioni prodotte sia dalle onde sismiche, sia dalle attività umane, che costituiscono quello che viene chiamato “rumore”, in quanto fonte di disturbo per le misure che ET dovrà realizzare.
L’Italia si è candidata a ospitarlo in Sardegna, nell’area della miniera dismessa di Sos Enattos, in provincia di Nuoro.
Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ha istituito un Comitato Tecnico-Scientifico di alto profilo a sostegno della candidatura italiana, presieduto dal Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi.
ET sarà in grado di osservare un volume di universo almeno mille volte maggiore rispetto agli attuali strumenti di seconda generazione, gli interferometri LIGO negli Stati Uniti e Virgo in Italia, le cui collaborazioni scientifiche hanno osservato per la prima volta, nel 2015, le onde gravitazionali, previste cento anni prima da Albert Einstein. La scoperta è stata premiata con il Nobel per la fisica nel 2017.
Attività a supporto della candidatura
Per studiare in modo approfondito il sottosuolo della Sardegna che dovrà ospitare la struttura, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha istituito il Centro di Caratterizzazione Geofisica per Einstein Telescope (CCGET). Il nuovo Centro, coordinato dal ricercatore INGV Carlo Giunchi, avrà una durata triennale, legata al raggiungimento dei suoi obiettivi e all’esito della scelta del sito che ospiterà il nuovo osservatorio.
Dall’inizio del 2026, il Centro avrà il compito di coordinare e pianificare le varie attività di caratterizzazione geofisica previste per integrare gli studi a supporto della candidatura del sito sardo. Tra queste spicca un rilievo elettromagnetico che restituirà una mappa tridimensionale ad alta definizione dell’intera area che potrebbe ospitare l’infrastruttura sotterranea. Il rilievo verrà effettuato attraverso un elicottero equipaggiato con una grande antenna che sorvolerà l’area a poche decine di metri di altezza e indirizzerà verso il suolo le onde elettromagnetiche. Le correnti indotte nel sottosuolo forniranno informazioni dettagliate sulla composizione delle rocce, sul grado di fratturazione e sulla eventuale presenza di fluidi.
Il Centro opererà in stretta collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), le università sarde e il governo locale della Regione Autonoma della Sardegna.
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