L’antico maniero Castel Belasi ha aperto la sua stagione con tre nuove mostre, frutto della partnership tra MUSE e il Comune di Campodenno. Tre progetti che intrecciano arte e scienza per riflettere sulle sfide del presente.
Castel Belasi, il centro d’arte contemporanea per il pensiero ecologico diretto da Stefano Cagol, è un castello medievale nelle Alpi ai piedi delle Dolomiti di Brenta in Val di Non, a Campodenno (TN).
- Cavolo Cappuccio Cadore Basso © courtesy Castel Belasi
- Castagno Sarchioni © courtesy Castel Belasi
“Raccolti e Racconti. La biodiversità nell’arte botanica”
fino al 22 giugno 2025
La mostra celebra la diversità vegetale creata dalla specie umana attraverso l’illustrazione botanica nel contesto di Botanical Art Worldwide Italy.
Le 73 opere pittoriche selezionate e provenienti da tutta Italia, pongono l’attenzione e invitano a riflettere sulla grande varietà di piante alimentari e utili (come ai fini medicinali, tessili, da profumo) esistenti, in contrasto con le poche varietà attualmente utilizzate nella coltivazione a livello mondiale.

Mostra “Come ghiaccio” a Castel Belasi. Un’iconica opera video di inizio millennio del collettivo russo basato a Berlino e New York, AES+F. È un mondo distopico che sale in alto, dove rimangono gli ultimi ghiacci, affamato di energia e guerresco. © AES+F Last Riot 2005
“Come ghiaccio. Riflessioni sullo scomparire pensando al futuro”
fino al 26 ottobre 2025
Progettata in occasione dell’Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai, la mostra espone opere di artiste e artisti internazionali e nazionali per riflettere sul concetto di fragilità e sparizione.
Il progetto espositivo trova posto al piano superiore di Castel Belasi, dove si celebra lo stretto dialogo con i dipinti cinquecenteschi delle Metamorfosi di Ovidio e dell’antico mito di Perseo, simbolo della capacità di cambiamento consapevole.
“Dall’Antropocene al Biocene”
fino al 26 ottobre 2025
Propone una selezione di opere, in un rimando continuo all’idea di vita e rapporto con l’ecosistema, di nove giovani creativi under 35 che hanno partecipato all’omonima masterclass MUSE nel contesto del bando PAC Collezione Antropocene.
«Dobbiamo ascoltare il passato e guardare al futuro con i piedi per terra, in un presente in cui è necessario un cambiamento nelle regole del gioco. È ora più che mai che l’arte si presenti come uno spazio efficace per una consapevolezza positiva. È il momento di immaginare futuri, non ideali ma possibili, per riscattare l’importanza dell’estetica nella costruzione di nuove narrazioni» ha scritto Blanca de la Torre, direttrice dell’IVAM-Istituto Valenzano d’Arte Moderna e co-curatrice della Biennale di Helsinki 2025.
Un pianeta che possiamo ancora sanare
«La programmazione concretizza l’impegno del direttore Stefano Cagol e del nostro museo nel dare spazio a ogni linguaggio in grado di contrastare il torpore dell’assuefazione alle crisi che stiamo vivendo» spiega il direttore del MUSE Massimo Bernardi.
«Crisi climatica e di biodiversità, in primis, che tuttavia si stanno fondendo, esasperandole, con crisi di natura sociale, economica e psicologica, generando uno scenario cupo che rischia di annichilirci. Le mostre che proponiamo sono evidenza della possibilità di una reazione, di un immaginario diverso rispetto alla semplice, passiva, constatazione di queste dinamiche. Sono immagini che esprimono la nostra empatia verso piante, ghiacciai, deserti: immagini di dolore, ma anche di attenzione e di cura verso un pianeta che possiamo ancora sanare» continua Bernardi.
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