Tra 18.000 e 7.500 anni fa la Terra ha attraversato un periodo di cambiamenti climatici e ambientali cruciali per la storia dell’umanità, che includono la fine dell’ultima era glaciale e l’inizio dell’Olocene.
In quel periodo, nell’area del Vicino Oriente definita dagli storici “Mezzaluna Fertile”, si affermarono le prime forme di sedentarietà e venne introdotta l’agricoltura. La Mezzaluna Fertile è un’area geografica a forma di mezzaluna che abbraccia gli attuali Stati di Egitto, Israele, Palestina, Giordania, Libano, Siria, Turchia, Iraq, Kuwait, Iran e Arabia Saudita ed è attraversata da fiumi come il Nilo, il Giordano, il Tigri e l’Eufrate, che rendevano fertili i terreni, favorendo così l’agricoltura e l’allevamento e quindi l’insediamento umano.
I dati sul clima antico conservati in una grotta
Uno studio internazionale guidato dall’Istituto di geoscienze e georisorse (Cnr-Igg) del Cnr e dall’Università degli Studi di Milano offre una nuova prospettiva sui legami tra clima, ambiente e sviluppo delle prime società agricole nel Vicino Oriente.
La ricerca, coordinata da Eleonora Regattieri per Cnr-Igg e Andrea Zerboni per l’ateneo milanese, ha analizzato una stalagmite proveniente da una grotta del Kurdistan iracheno, che conserva una registrazione continua dei cambiamenti climatici e ambientali avvenuti.
Il team ha così ricostruito le variazioni ambientali con una precisione senza precedenti per quest’area. I risultati mostrano che gli eventi climatici registrati nei ghiacci della Groenlandia ebbero riflessi diretti anche nel Vicino Oriente: le fasi più piovose coincisero con i periodi di riscaldamento globale, mentre gli episodi freddi, come lo Younger Dryas, portarono a condizioni più secche, che promossero anche forte erosione trasporto di polvere in atmosfera.
Traiettorie culturali differenti
Lo studio suggerisce, però, che le risposte delle comunità locali non furono uniformi, ma differenziate in funzione dei contesti ambientali regionali. In particolare, alle pendici dei Monti Zagros, in un ambiente eterogeneo e caratterizzato da una forte variabilità climatica alla scala secolare, le comunità svilupparono strategie di sussistenza più mobili e flessibili, seguendo una traiettoria culturale distinta rispetto a quella del Levante, ma anch’essa capace, con il progressivo stabilizzarsi del clima, di evolvere verso la stanzialità e la nascita dei primi insediamenti agricoli.
Spiega Eleonora Regattieri: «I nostri dati mostrano che la transizione verso l’agricoltura non fu un processo uniforme, ma il risultato di traiettorie culturali differenti sviluppate per ottimizzare l’uso delle risorse nei diversi contesti ambientali».
Lo studio “A speleothem record from the Fertile Crescent covering the last deglaciation better contextualizes neolithization”, condotto in collaborazione con colleghi delle Università di Udine, Sapienza Università di Roma, INGV, e le università di Melbourne, Taiwan, Poznan (Polonia) e la statunitense William Patterson University of Wayne, è pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
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