L’uomo è senz’altro una creatura tendente alla socialità e mai come in questi ultimi tempi ci si è accorti dell’importanza di questa constatazione. Tuttavia, sappiamo molto bene che è altrettanto vitale coltivare la propria solitudine, del tempo da dedicare a se stessi, per potersi conoscere a 360°. È davvero curioso tutto quello che riusciamo a cogliere quando siamo da soli, quando lasciamo fluire tutti i nostri pensieri, come se fossero un fiume, a volte in piena a volte in secca.
È fuori dubbio come l’incontro con la Natura sia un fatto esclusivo e soprattutto intimo. Poi ovviamente c’è la possibilità di condividere luoghi ed esperienze, ma in partenza alcune vibrazioni ed energie vanno colte da soli. Tendenzialmente è accettato da tutti il fatto che se si cammina in compagnia il più delle volte ci si perde via in chiacchiere, molte volte si parla in modo serio dei fatti della vita, alcune volte invece si discute del paesaggio che si attraversa e, infine, poche volte si resta in silenzio contemplativo. Quest’ultimo aspetto purtroppo è sempre più raro, in particolar modo in quei luoghi dove il turismo di massa sta fagocitando tutto, dai luoghi alle atmosfere, dalla biodiversità ai silenzi che salvano. Per questo motivo l’uomo spesso cammina ma con dei tappi mentali alle orecchie; non riesce a sentire la Natura, e non solo perché a volte è assordato dai rumori nocivi delle metropoli.
L’uomo civilizzato troppo spesso è alienato e non predisposto ad un sincero ascolto né con la Natura né con i propri simili.
Quando invece accade il miracolo, quando l’uomo riesce a cogliere la voce della Natura, avviene qualcosa di straordinario: capisce che tutto ci parla, tutto è collegato, tutto è sacro.
Quello che ci circonda comunica con noi in qualche modo, bisogna solo ascoltare ed ecco che nel momento in cui siamo presi da profondi dubbi, con il vento arriva a noi, chiara e fulminea, la voce della nostra coscienza, la quale ci esorta a compiere il nostro dovere. Ognuno di noi poi declinerà ciò che ascolta nella propria vita.

Nikos Kazantzakis. © Kazantzakis Museum/CC BY 3.0
È quello che succede al protagonista del romanzo Zorba il greco, di Nikos Kazantzakis; egli non solo sottolinea il fatto che ogni onda ed ogni uccello ci parli, ma pone in risalto anche il fatto che a volte essi non dicono nulla, perché noi non siamo predisposti all’ascolto e quindi evitano di comunicare.
E, come sempre, camminare in un bosco o in riva al mare insegna che, tanto per iniziare, il silenzio comincia quando ascoltiamo davvero.
È conturbante camminare soli in riva al mare. Ogni onda, ogni uccello del cielo sembrano chiamarci ed esortarci a compiere il nostro dovere. Quando si è in compagnia si ride, si parla, non si hanno orecchie per la voce degli uccelli e delle onde. Talvolta essi non dicono nulla. Ci guardano passare in una nuvola di ciarle e smettono subito di chiamarsi l’un l’altro.
Zorba il greco, Nikos Kazantzakis




