Le nanoplastiche sono particelle minuscole, invisibili a occhio nudo, derivate dalla degradazione della plastica. Questo tipo di inquinanti è sempre più diffuso nell’ambiente, lo si è trovato nell’acqua e nel cibo e perfino nell’organismo umano. Ora i ricercatori si chiedono come influisce sulla salute riproduttiva, proprio mentre i tassi di infertilità continuano ad aumentare a livello globale.
Il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari Rodolfo Paoletti dell’Università Università Statale di Milano, in collaborazione con l’Università di Torino e la Queen Mary University of London, ha condotto uno studio su come le nanoplastiche possano interferire con i neuroni che regolano pubertà e fertilità, suggerendo che possano comportarsi come potenziali nuovi interferenti endocrini.
L’esposizione delle cellule alle nanoplastiche
I risultati dello studio hanno mostrato che le nanoplastiche entrano nelle cellule attraverso la membrana cellulare e interferiscono con due funzioni cruciali dei neuroni.
Inoltre, mediante tecniche di sequenziamento genico, si è osservato che l’esposizione delle cellule alle nanoplastiche altera l’espressione di geni chiave per il normale sviluppo dei neuroni stessi, facendo quindi ipotizzare che una possibile esposizione a queste particelle possa contribuire all’insorgenza di malattie della riproduzione.
A conferma di questa ipotesi e mettendo in relazione questi risultati con dati genetici umani, sono state identificate varianti rare del gene NPAS2 in due pazienti con grave ritardo puberale.
Pubertà ritardata e infertilità
«La funzione riproduttiva nei mammiferi dipende da un delicato sistema di controllo ormonale, l’asse ipotalamo–ipofisi–gonadi. Al centro di questo sistema ci sono i neuroni che producono l’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), fondamentali per l’avvio della pubertà e la fertilità. Alterazioni nello sviluppo o nel funzionamento di questi neuroni possono portare a pubertà ritardata e infertilità» hanno spiegato Federica Amoruso e Alyssa Paganoni del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari Rodolfo Paoletti dell’Università Statale di Milano e prime autrici dello studio.
«Nel complesso, lo studio indica che le nanoplastiche possono agire come nuovi interferenti endocrini, disturbando funzioni essenziali dei neuroni GnRH e potenzialmente contribuendo alla comparsa di disturbi riproduttivi» conclude Anna Cariboni docente del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari e membro del Centro di Ricerca Nemesis della Statale sulle nanoplastiche, coordinatrice dello studio insieme a Roberto Oleari, ricercatore del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano.
Lo studio “Nanoplastics Impair GnRH Neuron Migration and Neuroendocrine Function: Emerging Players in the Pathogenesis of Reproductive Disorders” è stato pubblicato sulla rivista Small.
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