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Le orche avvistate nello Stretto di Messina, ma sono solo tre

Le orche avvistate nello Stretto di Messina, ma sono solo tre

Luca Serafini Luca Serafini 28 Dic 2019

Ancora una volta le orche “di Genova” hanno sorpreso tutti, comparendo, dopo Genova, Vado e Portofino, nientemeno che all’imboccatura dello Stretto di Messina; purtroppo da un video segnalato da Marecamp e realizzato ieri da Simone Vartuli, un pescatore sportivo della zona, le orche visibili sono solo tre, e i cetologi dell’Istituto Tethys temono che a mancare all’appello sia proprio Dropi, l’individuo che appariva decisamente magro.

 

https://rivistanatura.com/wp-content/uploads/2019/12/Tre-orche-avvistate-nello-Stretto-di-Messina.mp4

Tre orche avvistate nello Stretto di Messina © Marecamp – Simone Vartuli

 

Dal 19 dicembre non si avevano più segnalazioni, anche a causa del mare mosso che rende sempre difficili gli avvistamenti. In poco più di una settimana il branco (o “pod”) ha quindi percorso circa 800 km, una distanza che appare del tutto plausibile per questa specie. Come è noto questo gruppo è ben conosciuto dai ricercatori in Islanda e per entrare in Mediterraneo ha percorso almeno 5.200 km.

Proprio di fronte a Genova, si è consumato il triste evento della morte del piccolo, che la mamma ha trascinato per giorni, non volendolo abbandonare anche se non respirava più.

Dalle foto il pod, che è una vera e propria famiglia, era stato riconosciuto dai ricercatori di Orca Guardian, in Islanda. A differenza delle altre, la mamma del piccolo non aveva però ancora un nome: attraverso un sondaggio on-line è stato scelto per lei il nome Zena (Genova in dialetto), a ricordo del suo prolungato soggiorno nel porto di Prà.

Dopo la morte del piccolo, anche uno degli adulti appariva in difficoltà. Ora, il fatto che l’avvistamento parli di soli tre individui, fa temere che possa non avercela fatta. Si cercherà ora di confermare di quale individuo si tratti – cosa possibile solo con delle foto professionali.

 

Abbiamo contattato Maddalena Jahoda, ricercatrice e responsabile della divulgazione scientifica dell’Istituto Tethys e le abbiamo chiesto di aggiornarci.

rivistanatura.com – C’è una ragione per cui le orche sono andate a Sud?

Maddalena Jahoda – «Questo, purtroppo, non lo può dire nessuno. Il fatto che si muovano ci fa tirare un sospiro di sollievo. In questa settimana hanno percorso più di 800 km, che è piuttosto normale per questi animali. Cosa abbiano in mente, purtroppo, non lo sappiamo. La mia speranza è che virino a Ovest, che si dirigano verso lo Stretto di Gibilterra per tornare in Oceano».

 

rivistanatura.com – Secondo te è possibile che vadano verso l’Africa o verso la Grecia?

Maddalena Jahoda – «Tutto può succedere, sì. Ora cercheremo di capire attraverso la fotoidentificazione se effettivamente manca il quarto individuo. Ci siamo confrontati con i ricercatori dell’Islanda per capire se è possibile che un individuo si stacchi dal gruppo per un periodo. Dicono che può accadere, ma in presenza di altri gruppi di orche. A tutti, però, sembra improbabile che Dropi – se è lui l’individuo che manca all’appello, possa essersi allontanato».

 

rivistanatura.com – Anche perché non sembra che ci siano altri gruppi di orche in Mediterraneo.

Maddalena Jahoda – «Dal video che abbiamo ricevuto, che è troppo a bassa risoluzione, non possiamo essere certi che siano loro, ma la probabilità che si tratti di altre orche è abbastanza remota».

 

 

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