La notizia che a lungo andare l’uomo finirà per disboscare il pianeta potrebbe non essere più valida come un tempo.
Lo prova un progetto di riforestazione che sta per essere battezzato in India, con una spesa di 6,2 miliardi di dollari. Il Parlamento ha già detto sì e ora si parte con la pratica. Oggi l’India è coperta per il 21% da foreste, ma l’obiettivo è portare a una copertura vegetale complessiva del 33%.
Contraddice un’altra triste verità dell’India: quella di essere uno dei paesi che provoca le maggiori emissioni di gas serra. Benché sia già stato fatto qualcosa anche in questo senso con la promessa di ridurre la produzione di anidride carbonica entro il 2030, così da eguagliare i dati precedenti al 2005.
Euforia da parte dei governanti più sensibili all’aspetto ambientale. Il ministro dell’Ambiente Prakash Javadekar ha detto che l’India tonerà a essere una nazione verde, grazie a un lungo lavoro iniziato dodici anni fa, con l’accumulo di fondi che sosterranno il progetto.
Non tutti però sono convinti dell’iniziativa messa in piedi dal governo indiano. Molti infatti temono che l’investimento possa essere dilapidato verso altri scopi, non essendoci un organo competente che possa gestire con sicurezza il movimento del capitale. Inoltre non è ancora chiaro quali saranno i punti in cui dovranno essere piantumati i nuovi alberi.
L’usurpazione del territorio indiano è una piaga ambientale mai risolta.
Ma negli ultimi tempi alcuni risultati si stanno vedendo. Il più pittoresco riguarda l’azione di Jadav Payeng, abitante di un villaggio nei pressi del fiume Brahmaputra, dove per decenni il disboscamento ha provocato la morte di molte specie animali. Payeng ha già occupato 550 ettari e la sua incredibile avventura non è ancora finita. Di lui, non a caso, ne parlano come di un eroe.
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