Il report “Finalmente Offshore” di Legambiente è stato presentato ufficialmente ad Augusta, in Sicilia, il 18 luglio 2025 (scarica qui il documento). Questa presentazione è avvenuta durante la seconda tappa siciliana di Goletta Verde e Augusta è stata scelta come sede perché è candidata a diventare un nuovo polo cantieristico per lo sviluppo dell’eolico offshore.
Il report sottolinea il grande potenziale dell’Italia per l’energia eolica in mare, ma evidenzia anche i significativi ritardi del paese rispetto ad altre nazioni europee, a causa di processi burocratici lenti e autorizzazioni complesse.
I 93 progetti, distribuiti in 10 regioni – con Puglia, Sicilia e Sardegna a fare da capofila – rappresentano una promessa di indipendenza energetica e sviluppo sostenibile. Peraltro, l’Italia, nonostante sia un Paese bagnato dal mare e bisognoso di fonti rinnovabili, ha al momento un solo impianto eolico offshore operativo, quello di Taranto, entrato in funzione solo nel 2022.
Il paradosso dei tempi lunghi
Il problema principale, come evidenziato da Legambiente, risiede nei tempi biblici per le autorizzazioni. In particolare, la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), un passaggio cruciale per qualsiasi grande infrastruttura, vede i suoi tempi raddoppiare rispetto alle previsioni. Da 175 giorni stabiliti per legge, si passa a una media di 340 giorni, un’eternità nel mondo degli investimenti che richiedono certezze e rapidità.
«Il potenziale c’è, la volontà industriale anche, ma manca il coraggio politico di sbloccare questi investimenti e accelerare i processi autorizzativi», afferma Legambiente nel suo rapporto. Questo freno burocratico non solo rallenta la corsa dell’Italia verso gli obiettivi di decarbonizzazione, ma rischia anche di far perdere al Paese preziose opportunità economiche e posti di lavoro.
Sbloccare il potenziale blu
Di fronte a questa situazione di stallo, Legambiente lancia un appello chiaro e diretto al Governo. Tra le richieste principali:
- intervenire sui nodi normativi: semplificare e accelerare le procedure autorizzative, rendendole più efficienti e meno onerose in termini di tempo;
- attuare il Decreto Porti: individuare e designare gli “hub strategici” nei porti italiani, infrastrutture essenziali per la costruzione e la manutenzione degli impianti eolici offshore;
- potenziare gli uffici preposti: rafforzare l’organico e le competenze degli enti responsabili delle autorizzazioni, garantendo un’adeguata capacità di gestione del crescente numero di progetti.
«L’eolico offshore rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese, e non solo, per il raggiungimento degli obiettivi climatici e per portare sviluppo e innovazione nei territori. Ad oggi la strada è ancora troppo in salita, a causa di burocrazia e iter lenti. Per l’eolico offshore di Taranto, il primo e al momento l’unico presente in Italia, ci sono voluti 14 anni per realizzare l’impianto, ci auguriamo che per gli altri i tempi siano di gran lunga inferiori. Dobbiamo accelerare sulla transizione energetica. Per questo riteniamo che sia un errore il ricorso presentato dal Mase al TAR del Lazio rispetto alla questione aree idonee, scelta poco lungimirante da parte del Mase che non farà altro che allungare ancora di più i tempi per il raggiungimento degli obiettivi al 2030», dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.
Potenziale e volontà industriale non mancano, ma occorre il coraggio politico per accelerare i processi autorizzativi e sbloccare questi investimenti, in modo che l’Italia possa cavalcare la rivoluzione verde e non restare indietro rispetto ad altri Paesi.
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