Quando un ecosistema marino collassa è spesso troppo tardi per riportarlo alle condizioni originarie. È il caso, per esempio, dello sbiancamento dei coralli.
Riuscire a riconoscere in anticipo i segnali che precedono il degrado è una delle principali sfide dell’ecologia, resa ancora più urgente dagli effetti del cambiamento climatico e delle pressioni umane sugli ambienti costieri.
Secondo uno studio dell’Università di Pisa, pubblicato su Trends in Ecology & Evolution, i microrganismi associati ad alghe, coralli e piante marine possono essere utilizzati come sistema di allerta precoce per prevenire il collasso degli ecosistemi marini e come protezione aiutando, per esempio, i coralli a resistere alle ondate di calore riducendone lo sbiancamento
Il microbioma marino
L’insieme di batteri e altri microrganismi che vivono in stretta associazione con alghe, coralli e piante marine costituisce il microbioma marino.
Queste comunità microbiche sono molto sensibili ai cambiamenti ambientali e possono segnalare per tempo quando un ecosistema si sta avvicinando a un punto di non ritorno e contribuire al contempo alla sua protezione.
Lo studio è stato condotto da Luca Rindi, Alexander H. McGrath e Lisandro Benedetti-Cecchi del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, in collaborazione con Ezequiel M. Marzinelli dell’Università di Sydney.
«Se riuscissimo a leggere i segnali che il microbioma invia quando un ecosistema comincia a perdere resilienza, potremmo intervenire prima che il degrado diventi difficilmente reversibile. Ma il microbioma non è solo una sentinella: può anche contribuire a rafforzare la capacità degli ecosistemi di resistere agli stress ambientali, è questa la nuova prospettiva che proponiamo» afferma il professore Rindi.
Gli ecosistemi marini costieri
Il lavoro nasce dall’attività del gruppo di Ecologia marina del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, che da anni studia la struttura, il funzionamento, la stabilità e la resilienza degli ecosistemi marini costieri.
Le ricerche del gruppo si concentrano in particolare sugli habitat dominati da specie fondatrici, come le foreste di macroalghe e le praterie marine, fondamentali per la biodiversità e il funzionamento degli ecosistemi costieri.
Le comunità di microrganismi che vivono in questi ecosistemi possono svolgere funzioni essenziali per i loro ospiti: proteggerli dagli agenti patogeni, favorire l’assorbimento dei nutrienti, sostenere la crescita e aiutarli a sopportare meglio gli stress ambientali.
«Comprendere il ruolo del microbioma significa mettere a disposizione nuovi strumenti per chi deve monitorare, gestire e proteggere gli ecosistemi costieri» conclude il professor Lisandro Benedetti-Cecchi.
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