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Scienza
Sfalerite vai alla rubrica

Lucentezza bugiarda

Lucentezza bugiarda
Foto di www.irocks.com

Arnaldo Pini Arnaldo Pini 17 Apr 2014

La sfalerite, detta anche blenda, fa parte della famiglia dei solfuri, più precisamente è il solfuro di zinco (ZnS). I cristalli hanno forma tetraedrica, anche se spesso si trova in masse compatte non ben cristallizzate, di colore solitamente bruno-nero, ma talvolta anche incolore, giallo, rosso o verde. Ha lucentezza simile al diamante, caratteristica che – insieme all’elevato peso specifico (4 g/cm3) e alla scarsa durezza (3,5 su 10 nella scala di Mohs) – la rende facilmente riconoscibile.

Dove si trova   La sfalerite è un minerale comune, rinvenibile in tutti i continenti. Si forma in contesti geologici diversi, ma generalmente in ambienti idrotermali. Si tratta di rocce “imbevute” di fluidi caldissimi e ricchi di minerali disciolti che, raffreddandosi, si cristallizzano e formano dei giacimenti. Spesso gli accumuli di sfalerite sono associati a quelli di altri minerali metalliferi (piombo, ferro), che hanno una genesi analoga. I depositi più importanti al mondo si trovano in USA, Canada, Australia, Cina, Germania, Repubblica Ceca e Italia, nel sud della Sardegna e nella bergamasca.

Nella storia   Nota sin dall’antichità, la sfalerite deve il suo nome al greco σφαλερος (ingannatore): il suo peso elevato faceva presumere ai minatori di aver trovato una roccia ricca di metalli preziosi, ma non riuscivano poi a estrarli! Lo zinco in essa contenuto, infatti, tende a evaporare più che a fondere, rendendone difficile l’estrazione. Fondendo direttamente la sfalerite e altri minerali con il rame, già i cinesi nel 1000 a.C. e gli antichi romani riuscivano a ottenere l’ottone (lega di rame e zinco), ma per l’estrazione vera e propria dello zinco dalla sfalerite si è dovuto attendere il medioevo e l’avvento di tecniche di distillazione più avanzate.

Utilizzo oggi   Nonostante la scarsa durezza, i rari cristalli trasparenti e colorati sono talvolta utilizzati come gemme da taglio in gioielleria. Più spesso, però, si trovano in collezioni e musei, dove possono mostrare la loro incredibile capacità di disperdere la luce e brillare (oltre 3 volte quella del diamante!). Lo zinco estratto dalla sfalerite è impiegato in svariati campi dell’industria (chimica, metallurgica, farmaceutica).

Prodotti   I prodotti più strettamente legati alla sfalerite sono quelli contenenti lo zinco da essa estratto: metalli zincati, prodotti in ottone, batterie, gomma, polveri e unguenti per prevenire le irritazioni, integratori alimentari.

Sostenibilità   Nei pressi delle miniere di sfalerite bisogna evitare che il minerale scavato sia esposto agli agenti atmosferici altrimenti si rischia che si generino le cosiddette “acque di drenaggio acide”, nocive per l’ambiente. È necessario anche prestare attenzione alla lavorazione di questo minerale: se l’estrazione dello zinco tramite procedimento termico non presenta particolari rischi, quella per via elettrolitica – impiegando acido solforico nel processo – può essere rischiosa per l’uomo e per la natura.

 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
La riproduzione è consentita esclusivamente con la seguente citazione: Fonte rivistanatura.com

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