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Nacchera di mare e nudibranco, vita e morte nel Mediterraneo

Nacchera di mare e nudibranco, vita e morte nel Mediterraneo
Un nudibranco Okenia mediterranea dà il suo contributo alla vita deponendo le sue uova. Foto: Marco Giuliano

Angelo Mojetta Angelo Mojetta 7 Ago 2019

Tra il 1908 e il 1915 Gustav Klimt dipinse una grande tela ad olio intitolata “Tod und Lieben” /Morte e Vita) che è oggi conservata al Leopold Museum di Vienna. Sul lato destro del quadro si vede la vita dell’uomo a partire dalla nascita e, sulla sinistra, l’effigie della morte.
L’argomento può, forse, far storcere il naso a qualcuno, ma non c’è dubbio che i due temi siano altrettanti capisaldi del funzionamento della macchina della natura tanto da essere argomento di studio e di ricerca da parte di biologi ed ecologi che si occupano di studiare mortalità e natalità, tassi di crescita, densità di popolazione, insomma elementi cardine del mondo che conosciamo e di cui noi umani dobbiamo prendere atto con gioia e dolore.
Vita e morte si ripropongono anche sotto le onde dove è importante sapere cosa succede anche se non si è subacquei, pescatori o studiosi del mare. Nel nostro Mediterraneo sin dal 2016 sono state segnalate mortalità massive a carico del mollusco bivalve Pinna nobilis, più noto al pubblico come nacchera, una delle specie protette più rappresentative del nostro mare anche per le sue dimensioni che possono sfiorare il metro di lunghezza.

Una nacchera (Pinna nobilis) attaccata dal parassita che ne provoca la morte. Gli esemplari malati si presentano con le valve parzialmente aperte che si richiudono a fatica e vescicole interne. Gli esperti raccomandano però di non toccare il mollusco per evitare la propagazione delle spore del parassita. Foto: Gianfranco Alemanno

I primi a documentare la moria, per ora inarrestabile, sono stati i ricercatori spagnoli anche se in rete si trovano segnalazioni allarmate di subacquei siciliani sin dal 2014, e da allora la situazione è peggiorata interessando via via le coste spagnole, francesi, tunisine, forse quelle turche e, inevitabilmente, anche quelle italiane. Dalla Sardegna alla Sicilia, dalla Puglia alla Toscana le nacchere stanno morendo a causa di un parassita chiamato Haplosporidium pinnae, un microrganismo patogeno che colpisce l’apparato digerente del mollusco riducendo progressivamente l’alimentazione dell’animale e provocandone la morte. I molluschi morti per lo più si trovano in posizione orizzontale, ma alcuni, come si vede nella foto scattata da Gianfranco Alemanno nei mari di Taranto, restano nella tipica posizione verticale delle nacchere vive.
Per fortuna, come è normale che sia, accanto alla morte c’è la vita, testimoniata in queste pagine da un coloratissimo nudibranco (Okenia mediterranea). Piccolissimo (10-15 mm di lunghezza) e considerato non frequente, se non raro, questo esemplare è stato ripreso da Marco Giuliano nelle acque della Riviera del Conero mentre era intento a deporre il suo pacchetto di uova e a perseguire il suo compito di propagare la specie e i suoi geni. Di questo siamo felici: la vita sotto il Mediterraneo continua ad esserci. Per le nacchere c’è la speranza che, come accade in tutte le epidemie, ci siano individui (e parrebbe così) in grado di resistere al parassita permettendo a questa specie simbolo di non scomparire, ma di riprendersi e ripopolare i nostri fondali per farsi ammirare da generazioni future di esploratori del mare.

Chiunque avvisti una nacchera nelle condizioni mostrate nella foto dovrebbe segnalarne la posizione ai ricercatori dell’Iamc (Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche), all’indirizzo talassografico.taranto@iamc.cnr.it. 

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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  • Mediterraneo
  • subacquea

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