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I NUOVI MARTIRI

Oltre 200 difensori della Terra e dell’ambiente uccisi nel 2019

Oltre 200 difensori della Terra e dell’ambiente uccisi nel 2019

Armando Gariboldi Armando Gariboldi 29 Ago 2020

Ormai da anni osserviamo una nuova categoria di martiri, ovvero di persone che sacrificano la vita per una giusta e nobile causa.

Non più vittime della loro fede religiosa o politica, che pure continuano a esserci, ma sangue donato per la difesa della Natura e della Madre Terra.

A confermarlo, ancora una volta, il nuovo rapporto appena uscito “Defending Tomorrow: The climate crisis and threats against land and environmental defenders” dell’Associazione Global Witness.

Leggilo qui

Defending Tomorrow

Secondo questo tremendo e per molti aspetti scomodo report (che infatti è stato oscurato per esempio su Facebook), nel solo 2019 sono stati uccisi 212 difensori della Terra e dell’ambiente, il numero più alto mai registrato in un solo anno da quando si sono cominciate a fare queste stime.

Il numero maggiore di queste vittime, che nel report sono ricordate per nome una per una, sono avvenute in vari Paesi del Sud e Centro America, seguiti da Filippine, Africa e Romania. Una media di più di quattro persone uccise a settimana da dicembre 2015 – il mese in cui è stato firmato l’accordo di Parigi sul clima, nella speranza di una nuova era di progresso climatico.

Al centro di questo massacro, che colpisce soprattutto indigeni e attivisti di associazioni ambientaliste, oltre a guardiaparco,  giornalisti e politici impegnati nella difesa dell’ambiente, vi è ancora una volta l’Amazzonia. In quest’area tra il 2015 e il 2019 oltre un terzo di tutti gli attacchi mortali hanno colpito gli indigeni – anche se le comunità autoctone costituiscono solo il 5% della popolazione mondiale.

Il settore agroalimentare, il taglio di legname, il petrolio, il gas e l’estrazione mineraria, ma anche il bracconaggio ed il commercio di animali  sono le cause economiche principali di questo conflitto silenzioso di cui i telegiornali raramente parlano. Tra l’altro distruggendo le foreste e rilasciando anidride carbonica nell’atmosfera, questi settori alimentano e sostengono la crisi climatica. E uccidono le persone che li combattono.

Purtroppo il 2020 non sembra andare meglio. Solo in Africa, lo scorso 24 aprile, è avvenuto un massacro di ranger che stringe il cuore. Nel Parco nazionale di Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo, una delle più antiche riserve naturali africane nota per ospitare alcuni degli ultimi esemplari di gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei),  che si conferma una delle aree protette più pericolose del pianeta. Infatti nella provincia del Nord-Kivu, si è verificato il più sanguinoso attentato nella storia del parco: nell’attacco da parte di milizie ribelli Hutu ad un convoglio di civili scortato dai ranger hanno perso la vita 19 persone (tra cui 13 ranger) e provocato diversi feriti. Negli ultimi venti anni in questa magnifica riserva di foreste tropicali montane sono stati assassinati quasi duecento ranger.

Una vera strage, con una situazione che la riduzione del turismo naturalistico a causa del Covid sta peggiorando!

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  • ambiente

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