di Selina Mao, fondatrice di SeliNature
Avete mai visto una balena, un’orca o un delfino dal vivo? Cosa avete provato? Per me è sempre un’emozione difficile da descrivere. Dal 2009 vado nel Mar Ligure a fare avvistamento cetacei, e delle 8 specie presenti ne ho viste 7 (manca il delfino comune, che tanto comune in realtà non è). E ogni volta che mi capita di avvistare un animale nuovo, giù lacrime a tutto spiano. La considero una delle emozioni più belle che si possano vivere.
Purtroppo, quando ero piccola, mi è capitato di vedere questi animali anche in cattività, tursiopi e orche nello specifico. Il tursiope è il delfino per antonomasia, grigio e con il muso “sorridente”. L’orca penso la conosciate, maestosa e con i colori della Juventus.
L’orca più da vicino
Considerata uno degli animali più intelligenti della Terra, presenta un altissimo quoziente di encefalizzazione – la proporzione tra dimensioni del cervello e massa corporea – , terzo solo dopo il nostro e quello, pensa un po’, del tursiope.
Non per niente delle orche si sa che hanno una cultura, che viene tramandata di generazione in generazione dalle femmine, e che questa cambia in base alla zona geografica in cui i gruppi di questi animali vivono.
Cambia il “dialetto”, cambiano le tecniche di caccia e le prede. Quindi avremo orche che predano semplicemente pesci, altre pinguini e uccelli, altre ancora foche e leoni marini, addirittura alcune negli ultimi anni hanno iniziato ad attaccare gli squali bianchi, e ultimi (ma non per importanza) ci sono gruppi di orche che cacciano altri cetacei e, nel caso più eclatante, le balene.
E qui la storia si fa interessante.

Un esemplare di orca (Orcinus orca) durante l’attacco ad una preda. Foto Tory Kallman / Shutterstock.com
Partiamo dal nome latino dell’orca, Orcinus orca
Orcinus significa “del regno dei morti”, attribuendo quindi a questa specie un’accezione non proprio lusinghiera. L’orca è un predatore in cima alla catena alimentare del suo habitat e, come abbiamo visto prima, la sua dieta è decisamente molto varia e va a interessare specie di animali che consideriamo carini e coccolosi, restituendo quindi un’immagine negativa di questo animale.
Inoltre, il nome in inglese, “killer whale”, è qualcosa di super fuorviante! In italiano lo traduciamo con “orca assassina”, il che ci fa pensare a un animale assetato di sangue e pronto ad attaccare alla prima occasione.
La cosa curiosa è che il nome inglese che conosciamo oggi deriva in realtà da “killer OF whales”, quindi “assassina DI balene”. Nome che fu dato dai marinai che, osservando questa specie, videro attacchi e uccisioni di balene da parte di gruppi di orche! Quindi nulla di negativo o “satanico”. Fare quello che fa, per l’orca, è parte della sua natura. È parte della sua biologia. Ed è assolutamente giusto che sia così.
Spesso mi viene chiesto, in senso generale: “Ma non hai paura ad andare in mare e vedere da vicino questi animali? E se attaccano la barca?”. Ed è una domanda che mi viene posta soprattutto nei confronti delle balene, che penso siano gli ultimi animali che possano volontariamente fare del male a un essere umano. Parlando delle orche nello specifico, pensate che non sono mai stati registrati attacchi diretti all’uomo da parte loro. MAI. Tranne negli acquari, ma qui si aprirebbe un capitolo mooolto lungo.
Buoni o cattivi?
La nostra visione della natura spesso finisce per dividere gli animali tra “buoni” e “cattivi”. Tendenzialmente la preda è “buona” e il predatore è “cattivo”.
Ma la natura… è la natura. Non è né buona né cattiva, è un equilibrio.
Un equilibrio che esula dai nostri giudizi umani e che con la nostra presenza invasiva viene messo a rischio.
Non giudichiamo la natura e i suoi abitanti, sono qui da molto più tempo di noi.
Impariamo a conviverci equilibratamente e, forse, sopravviveremo a noi stessi.
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