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stai leggendo Possiamo ancora fermare la sesta estinzione di massa?
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Scienza
BIODIVERSITÀ IN CRISI

Possiamo ancora fermare la sesta estinzione di massa?

Che cos'è un'estinzione di massa e perché gli scienziati pensano che ne stiamo vivendo una?

Possiamo ancora fermare la sesta estinzione di massa?
Il tilacino (Thylacinus cynocephalus), noto anche come tigre della Tasmania. © Riemanello/CC BY-NC-SA 2.0 Deed

Redazione Redazione 30 Dic 2023

Nessuna specie dura per sempre e l’estinzione fa parte dell’evoluzione della vita. La maggior parte dei dinosauri è scomparsa 66 milioni di anni fa in un evento di estinzione di massa dalle cause ancora incerte. Ma prima di quella, la più recente, ben altre 4 volte una catastrofe biologica aveva distrutto la stragrande maggioranza delle specie acquatiche e terrestri del pianeta in un intervallo geologico relativamente breve.

Secondo gli scienziati, la quinta estinzione di massa, quella che spazzò via i dinosauri del Cretaceo e il 75% delle specie conosciute, non sarà l’ultima che vedrà la Terra.

Molti ricercatori sostengono, infatti, che siamo entrati nella sesta estinzione di massa, causata non da eventi naturali, ma dalla crescita eccessiva e dal comportamento trasformativo dell’ambiente di un’unica specie: l’Homo sapiens (noi). Secondo i calcoli di uno studio pubblicato sulla rivista PNAS, “Mutilation of the tree of life via mass extinction of animal genera” di Gerardo Ceballos e Paul R. Ehrlich, gruppi di specie animali affini stanno scomparendo a un ritmo 35% superiore a quello normalmente previsto.

colomba migratice

L’estinzione della colomba migratice (Ectopistes migratorius) rappresenta uno dei casi più eclatanti di sterminio di una specie animale da parte dell’uomo. © Field Museum of Natural History/CC BY 2.0 Deed

Sebbene le cause delle precedenti estinzioni di massa siano state diverse, la comprensione di ciò che è accaduto può essere istruttiva. «Dobbiamo imparare dal passato perché è l’unico insieme di dati in nostro possesso sul fenomeno» ha dichiarato Michael Benton, professore di paleontologia dei vertebrati all’Università di Bristol nel Regno Unito e autore del libro Extinctions: How Life Survives, Adapts and Evolves.

estinzione di massa

Prima estinzione di massa

Secondo Benton, le temperature più fredde e il drastico abbassamento del livello del mare – forse fino a 150 metri in meno – hanno giocato un ruolo fondamentale nel primo evento di estinzione di massa identificato, quello della fine dell’Ordoviciano-Siluriano. Questo cambiamento, avvenuto circa 450 milioni di anni fa, ha portato alla scomparsa dell’80% delle specie in un’epoca in cui la vita era per lo più limitata ai mari.

A scatenare la moria fu l’enorme supercontinente Gondwana (l’attuale Sud America, Africa, Antartide e Australia) che si spostò sul Polo Sud durante l’Ordoviciano.

Seconda estinzione di massa

Più lontano nel tempo, un evento di estinzione di massa (la seconda) che pose fine al Periodo Devoniano, un’era geologica in cui la vita prosperò per la prima volta sulla terraferma, è stato attribuito a un evento ipertermale probabilmente innescato da un’attività vulcanica 375 milioni di anni fa.

Seguì presto un periodo di raffreddamento. Si pensa che queste due crisi gemelle – separate da soli 14 milioni di anni – abbiano portato a rapidi cambiamenti nella temperatura e nel livello del mare che hanno causato la perdita di almeno il 50% delle specie del mondo, spazzando via molti pesci corazzati, le prime piante terrestri e animali come i pescipodi, o i primi elpistostegali, che stavano compiendo la transizione dall’acqua alla terra.

La conseguente perdita di specie marine lasciò spazio all’età dell’oro degli squali durante il periodo Carbonifero, quando i predatori dominarono i mari e si evolsero fino a comprendere una varietà di specie con forme diverse.

Terza estinzione di massa

Il più grande cataclisma di massa di tutti i tempi, chiamato estinzione di fine del Permiano-Triassico (la terza), si è verificato introno a 250 milioni di anni fa. Circa il 95% delle specie scomparve sulla terraferma e in mare a causa del riscaldamento globale, con un aumento delle temperature compreso tra i 10 e i 15 °C.

Nel vuoto che seguì emersero diverse creature che si evolsero, mostrando nuovi modi di esistenza con caratteristiche come piume, peli e locomozione veloce.

I rettili sopravvissuti hanno assunto rapidamente una postura eretta anziché bassa e strisciante.

Alcuni animali sono diventati a sangue caldo, sono comparse le piume fino e i peli nei mammiferi.

Quarta estinzione di massa

Un periodo di estrema attività vulcanica, 200 milioni di anni fa circa, segnò l’estinzione di massa del Triassico-Giurassico (la quarta). Molti rettili terrestri scomparvero, lasciando il posto agli imponenti sauropodi che identifichiamo come dinosauri.

Quinta estinzione di massa

Secondo Benton, l’estinzione di fine Cretaceo (la quinta) è l’unica associata in modo credibile a un asteroide.

Un improvviso riscaldamento del pianeta, invece, ha segnato la fine di ampi segmenti di vita sulla Terra in più di un’occasione. Questi eventi hanno seguito uno schema prevedibile: eruzione vulcanica, rilascio di anidride carbonica, riscaldamento globale, piogge acide, acidificazione degli oceani.

L’incombente sesta estinzione di massa

Il dodo, la tigre della Tasmania, il baiji o delfino del fiume Yangtze e il rinoceronte nero occidentale sono solo alcune delle specie scomparse finora in quello che è noto come l’estinzione dell’Olocene o Antropocene.

Se la perdita anche di una sola specie è devastante, la fase di estinzione in corso sta mutilando rami molto più spessi dell’albero della vita.

Intere categorie di specie affini, o generi, stanno scomparendo, un processo che sta interessando interi ecosistemi e mettendo a rischio la sopravvivenza della nostra stessa specie.

estinzione di massa

Semplice rappresentazione schematica della mutilazione dell’Albero della vita a causa di estinzioni generiche e rischi di estinzione. © Illustrazione di Marco Antonio Pineda/PNAS.

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Secondo alcuni ricercatori della Stanford University (Gerardo Ceballos e Paul Ehrlich), che hanno analizzato 5.400 generi di animali vertebrati, esclusi i pesci, 73 generi si sono estinti negli ultimi 500 anni. Si tratta di una velocità molto superiore a quella con cui le specie si estinguerebbero naturalmente senza influenze esterne: in assenza di esseri umani, questi 73 generi avrebbero impiegato 18.000 anni per scomparire. Secondo l’IUCN la velocità di estinzione sarebbe 1.000 volte o persino 10.000 volte più alta del normale.

Le cause di queste estinzioni sono varie:

  • cambiamento di destinazione d’uso del territorio
  • perdita di habitat
  • deforestazione
  • agricoltura intensiva
  • specie invasive
  • caccia eccessiva
  • crisi climatica.

In definitiva, quando si dice “salviamo il pianeta” non si fa un’affermazione corretta. Il pianeta può sopravvivere benissimo senza di noi!

 

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