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Scienza
PROGETTO EUROPEO ASCENSION

Propellenti verdi per i veicoli orbitali

Ecco il futuro “green” delle esplorazioni spaziali in uno studio dell'Università di Pisa

Propellenti verdi per i veicoli orbitali
I motori Rutherford a propulsore liquido si accendono per il lancio dei nanosatelliti ELaNa-19 della NASA. © Rocket Lab/Brady Kenniston/KSC

Redazione Redazione 12 Lug 2024

I propellenti usati per i veicoli orbitali sono tossici, pericolosi da maneggiare e costosi. Ma in un prossimo futuro, la sostenibilità potrà arrivare anche nello Spazio grazie a uno studio su nuova classe di veicoli orbitali che per muoversi nello Spazio utilizzeranno propellenti “verdi”.

Il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa ha pubblicato sulla rivista Acta Astronautica uno studio realizzato nell’ambito di ASCenSIon, un progetto europeo che ha visto la partecipazione di molti partner nazionali e internazionali, tra cui il Politecnico di Milano e Università La Sapienza di Roma in Italia, e numerose altre realtà in Germania, Francia, Belgio e Spagna.

SpaceX Falcon 9

Il lancio di un vettore SpaceX Falcon 9. © NASA/Keegan Barber

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Rendere possibili missioni che al momento non lo sono

Lo studio di propellenti verdi è uno sforzo internazionale che va avanti da decenni, con l’Università Pisa che negli anni ha ricoperto un ruolo chiave.

«I nuovi propellenti “verdi” potranno certamente sostituire i propellenti tossici oggi prevalentemente usati. Questo permetterà da un lato di migliorare l’efficienza della propulsione e rendere possibili missioni che al momento non lo sono, dall’altro di semplificare le operazioni a terra in preparazione dei veicoli orbitali, che oggi sono lunghe, complicate e costose» spiega Alberto Sarritzu.

I propellenti verdi sono generalmente composti chimici a basso impatto ambientale e tossicità, come acqua ossigenata ad alte concentrazioni o protossido d’azoto, comunemente conosciuto come anestetico.

Rientrano tra questi anche il comune cherosene e altri idrocarburi, che rappresentano comunque un enorme passo avanti rispetto ai tradizionali composti utilizzati che invece contengono idrazina o tetrossido di azoto, sostanze estremamente tossiche e dannose per l’ambiente e la salute umana. La gestione di questi componenti è non solo potenzialmente dannosa per il personale coinvolto, ma anche estremamente costosa, per cui il settore da anni cerca di trovare delle valide alternative.

propellenti verdi

Da sinistra verso destra; Lily Blondel-Canepari, Alberto Sarritzu, Angelo Pasini. © UNIPI

La ricerca pubblicata nell’articolo “Performance comparison of green propulsion systems for future Orbital Transfer Vehicles” è stata svolta da Alberto Sarritzu sotto la supervisione del professore Angelo Pasini; il team del progetto all’Università di Pisa include anche la dottoranda Lily Blondel-Canepari.

 

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