Le zecche sono sempre più diffuse anche a quote di media e alta montagna. Con l’arrivo della stagione estiva, il problema delle punture di zecche preoccupa chiunque ami trascorrere tempo all’aria aperta, perché rappresentano un rischio per la salute e possono essere causa di infezioni e potenziale veicolo di malattie infettive.
Le Guide Alpine forniscono alcuni consigli sui comportamenti adottare e le misure preventive da seguire tramite un’intervista al dott. Antonio Prestini, Dirigente Medico del Dipartimento di Prevenzione dell’APSS di Trento, nonché responsabile dell’Ambulatorio di Medicina di Montagna ed egli stesso Guida Alpina.
Le zecche sono sempre più diffuse sui sentieri di montagna. Può spiegarci brevemente perché questo rappresenta un problema per la nostra salute?
Dott. Antonio Prestini – La puntura di zecca della specie Ixodes, oltre a essere molto fastidiosa, può essere veicolo di malattie. Il problema oggi è cresciuto a causa dell’aumento delle temperature e, più in generale, ai cambiamenti climatici che permettono alle zecche di essere attive per molti più mesi all’anno e a quote via via più elevate.
Ormai d’estate è possibile trovare la zecca fino a quote che superano i 2000 metri e, d’altro canto, nelle zone di pianura sono ormai presenti praticamente tutto l’anno.
Chi va in montagna deve quindi organizzarsi per una prevenzione continuativa, cosa impensabile fino a una decina di anni fa quando era difficilissimo incontrare zecche durante l’inverno, oppure sopra i 1500 metri.
Quali sono i sintomi che indicano una puntura di zecca?
Dott. Antonio Prestini – Il sintomo principale è il prurito e una sensazione di fastidio. La puntura è facilmente riconoscibile, perché nella maggior parte dei casi la zecca è ben visibile a occhio nudo attaccata con la parte anteriore alla cute e si riconoscono le zampette che si muovono all’esterno. Nella fase iniziale, tuttavia, il prurito non è sempre presente e quindi se non viene estratta la zecca riesce a inserire il rostro in profondità.
Come bisogna intervenire se ci si accorge di avere una zecca? Ci sono errori da evitare?
Dott. Antonio Prestini – Bisogna intervenire prima possibile. Ispezionarsi sempre al ritorno da un’escursione, da un’arrampicata o da una camminata nei prati o nei boschi: spesso è necessario essere aiutati da un’altra persona per controllare punti difficili come la schiena. Le zecche prediligono le parti calde e quindi le pieghe del corpo, per esempio l’incavo del ginocchio o del gomito, le ascelle, la zona inguinale, però le possiamo ritrovare un po’ ovunque.
L’ideale è trovare la zecca in questa prima fase, ed estrarla non appena localizzata con una pinzetta (tipo quelle utilizzate per togliere le ciglia) che deve essere preventivamente disinfettata. Non serve recarsi in Pronto Soccorso.
La zecca va afferrata per la parte che fuoriesce dalla pelle, senza fare incisioni, e in genere si riesce a estrarla completamente tirando delicatamente ma in maniera decisa. Può capitare che qualche frammento rimanga nella cute, che viene poi espulso autonomamente dal nostro corpo.
Si dice sia più facile estrarla se la addormentiamo prima con l’alcool. È vero?
Dott. Antonio Prestini – In realtà non serve, anzi spesso queste sostanze sono irritanti e provocano rossori e irritazioni che si confondono con quelli provocati dalla puntura di zecca.
Esistono metodi efficaci per prevenire le punture di zecca?
Dott. Antonio Prestini – Il metodo più efficace, che i medici raccomandano sempre, è il corretto abbigliamento. Se utilizziamo pantaloni lunghi e maglia a maniche lunghe, la zecca ha più difficoltà ad attaccarsi.
Esistono anche degli spray repellenti, ma sono sostanzialmente gli stessi pensati per altri insetti, quindi nessuno è efficace al 100% per prevenire il morso della zecca.
Quali malattie possono dipendere dalla puntura di zecca?
Dott. Antonio Prestini – La malattia di Lyme è provocata dal batterio della Borrelia Burgdorferi. In Italia negli ultimi 10 anni si registrano oltre 1250 casi.
Il periodo di incubazione varia da a 7-14 giorni , quindi dopo la puntura di una zecca dobbiamo quindi tenerci controllati per almeno un paio di settimane, facendo attenzione alla comparsa di eventuali macchie rosse, non solo nella zona di puntura ma anche in altre parti del corpo.
L’encefalite da zecca, trasmessa dal virus della TBE la cui incidenza è in aumento. Nel 2022 si sono registrati 72 casi in tutta Italia.
Nel 70% dei casi circa, dopo un morso di zecca infetta da TBE si manifesta un’infezione senza o con sintomi poco rilevanti, che può passare inosservata. Nel 30% dei casi, invece, dopo 3-28 giorni dal morso di zecca si ha una prima fase con sintomi similinfluenzali come febbre alta, mal di testa importante, mal di gola, stanchezza, dolori ai muscoli e alle articolazioni che durano qualche giorno. Poi i disturbi passano e vi è un periodo di apparente benessere. Nel 10-20 per cento di questi casi, però, dopo un intervallo senza disturbi di 8-20 giorni, inizia una seconda fase caratterizzata da disturbi del sistema nervoso centrale, con la comparsa dell’encefalite/meningo encefalite che si manifesta con paralisi dei nervi cranici e spinali, disturbi dell’equilibrio, tremori, confusione mentale. Nei casi più gravi si può arrivare alla paralisi flaccida ed è riportato anche qualche caso fatale.
C’è una pagina sul sito dell’Istituto Superiore della Sanità e si trovano diverse informazioni sui siti delle ASST e delle ASL. Sono informazioni utili e opuscoli informativi che si consiglia vivamente di leggere.
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