I capi di Stato e di governo dell’Unione Europea hanno raggiunto l’accordo sull’aggiornamento del Green Deal: l’Europa alza dal 40 al 55% il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni (nette) nel prossimo decennio (2020-2030), vincendo le resistenze della Polonia che, per dare il via libera al ridimensionamento delle proprie emissioni, ottiene il sostegno economico europeo alla transizione verde della propria industria estrattiva.
Il nuovo obiettivo richiederà ai Paesi europei una spesa aggiuntiva di 350 miliardi di euro all’anno per la produzione di energie alternative e per gli investimenti nelle infrastrutture.
Accordo in extremis
I Paesi europei più attivi dal punto di vista climatico, ovvero Francia, Svezia e Paesi Bassi, sono riusciti in questo modo a ottenere un impegno europeo più ambizioso da portare sabato 12 al Climate Change Roundtable dell’ONU, che si svolgerà nel Regno Unito in occasione del 5° anniversario dell’Accordo di Parigi del 12 dicembre 2015, mentre il vertice sul clima COP26 è stato rinviato al 2021.
Un gol in “zona Cesarini”, come suol dirsi, perché secondo l’Accordo di Parigi tutti i Paesi sottoscrittori devono presentare entro il 2020 i propri nuovi target o “Contributi Nazionali Determinati” (Nationally Determined Contributions – NDC) per ridurre la crescita delle temperature globali.
Per l’Unione Europea, questo impegno è definito dal Quadro per il clima e l’energia 2030, adottato nell’ottobre 2014 che prevedeva: meno 40% di emissioni, più 27% di rinnovabili nel consumo finale di energia e più 27% d’efficienza energetica. Ora l’impegno è stato migliorato per quanto riguarda l’obiettivo di riduzione delle emissioni, alzato al 55%.
Transizione verde e rilancio economico
Le emissioni di CO2 in Europa sono diminuite negli ultimi anni grazie alla riduzione dell’uso del carbone, ma l’Europa è ancora il terzo soggetto più responsabile delle emissioni di gas serra dopo la Cina (di cui si attende un impegno del presidente Xi Jinping verso l’obiettivo della carbon neutrality da raggiungere nel 2060) e dopo gli Stati Uniti (che Il Presidente eletto Joe Biden farà rientrare nell’Accordo sul clima di Parigi).
Il nuovo obiettivo dell’UE in materia di emissioni è stato inserito nel piano di recupero economico Green Deal, ma dovrà essere formalizzato nell’ambito dell’accordo globale sul clima alla riunione dei ministri dell’Ambiente europei del prossimo 17 dicembre e poi dovrà essere trasformato in un disegno di legge dai governi nazionali e dal Parlamento europeo entro l’inizio del prossimo anno. Seguiranno, poi, i regolamenti attuativi. Quindi, per il momento, conosciamo l’obiettivo, ma non gli strumenti per raggiungerlo.
Le critiche
L’accordo è stato giudicato insufficiente da alcune Associazioni ambientalistiche, in testa il WWF, che commenta: «Proprio quando l’UE ha maggiormente bisogno di una forte azione sul clima, i leader hanno diluito la scienza con la politica. Invece di disegnare e plasmare una transizione socialmente giusta verso un futuro sostenibile, a zero emissioni di carbonio. I leader confondono le cifre aggiungendo concetti come “nette” (significa che van sottratta dal totale delle emissioni la CO2 che si considera assorbita dai cosiddetti pozzi di assorbimento del carbonio, come le foreste – Ndr) per ridurre ulteriormente l’obiettivo già basso del 55%.
I ministri dell’Ambiente che si riuniranno la prossima settimana hanno la possibilità di salvare parte della reputazione dell’UE in materia di clima, garantendo che la legge sul clima dell’UE includa una revisione quinquennale dell’obiettivo climatico, allinei le altre politiche agli obiettivi e istituisca un organo consultivo indipendente di esperti per esaminare i piani climatici dell’UE».
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