È con molto piacere che incontriamo nuovamente il poeta Rilke, perché trova sempre le parole profonde per dipingere un’urgenza generale. In particolare, nel testo proposto, si vuole riflettere sull’urgenza di connetterci davvero con il mondo che ci circonda, quello autentico e per farlo occorre lo Spirito. Al di là di ogni credo religioso e al di là di ogni materialità, bisogna ammettere che esiste qualcosa che ci lega indissolubilmente in questo nostro passaggio sulla Terra. Questo legame deve essere trovato: spesso sembra impossibile che alla maggior parte delle persone possa bastare la connessione wi-fi o l’abbonamento alla squadra del cuore per poter dire che è tutto a posto, mentre la realtà è molto meno felice come dipinge la società, per questo è urgente aprire gli occhi.
Rilke ci invita a lodare lo Spirito che sa connetterci e per farlo occorre innanzitutto alzare le antenne giuste per captare delle vibrazioni che toccano il cuore.
Lode allo Spirito che sa connetterci,
perché la nostra vita è fatta di figure.
E il nostro giorno autentico non si misura
sul passo minimo delle lancette.
Pur ignorando il nostro posto vero,
nell’azione un reale Rapporto ci orienta.
Le antenne sentono le altre antenne,
e messaggi attraversano le vuote lontananze …
Tensione pura. Musica delle forze!
Dedicarti a faccende inessenziali
non distoglie da te ciò che perturba?
E anche il villano che opera e si affanna
dove il seme si muta in messe estiva,
non è lui che lo fa. La terra dona.
La frenesia quotidiana non ci permette di essere consapevoli di ogni respiro e di ogni singolo nostro momento, perciò siamo in lotta contro un sistema perverso che da un lato ti pubblicizza il benessere e lo yoga, ma dall’altro ti ostacola ed esclude se davvero ti fermi a meditare, ad ascoltare e a respirare. Per questo occorre essere consapevoli che il nostro giorno autentico non si misura / sul passo minimo delle lancette, esso non è uno dei tanti impegni che abbiamo in agenda: ogni giorno è unico e irripetibile, non ne verranno altri uguali e quello autentico dovrebbe diventare quasi ogni giorno che viviamo. Mettiamo da parte l’orologio per misurare con il cuore e con il corpo questi nostri autentici momenti.
Naturalmente per ascoltare lo Spirito che ci connette veramente, occorre alzare le antenne, che tutti noi comunque abbiamo, dobbiamo solo riscoprirle e allenarle, perché esse sentono le altre antenne, perciò ci permettono di entrare in relazione con altre creature e non per forza della nostra specie; non solo, le antenne giuste sentono anche i messaggi che attraversano le vuote lontananze, poiché quando si parla di autentica connessione non c’è spazio o tempo che tenga, i legami restano nell’atmosfera, in qualche modo. Seppure rimane in noi qualcosa di misterioso e indicibile (Pur ignorando il nostro posto vero), se ci connettiamo davvero, con tutto il nostro essere si crea un reale Rapporto che ci dà la possibilità di orientarci in questo; orientarsi poi è una faccenda del tutto naturale, che noi abbiamo perso con tutti questi strumenti digitali, perché significa cercare il sole, una fonte luminosa che possa illuminare il sentiero. Significa cercare un centro che possa mantenerci in equilibrio per poter trovare la strada e proseguire il cammino.
Ecco che allora risulta davvero fondamentale la domanda che Rilke ci rivolge: Dedicarti a faccende inessenziali / non distoglie da te ciò che perturba? È ovviamente una domanda retorica, poiché la risposta è assolutamente affermativa. E badiamo che ciò che perturba non è da intendersi per forza in modo negativo, anzi; poiché una sana inquietudine ci salva dalla comodità, dalla pigrizia, dal pensiero “abbiamo sempre fatto così”, invitandoci invece al cambiamento, ad essere turbati e quindi a commuoverci; sì, perché nella sua letterale accezione, il verbo commuovere richiama un turbamento interiore che scatena delle energie e ci fa emozionare, in un modo o nell’altro. Il richiamo dunque è quello di dedicarsi all’essenziale, senza pretendere tanti fronzoli, raggiungere il cuore delle relazioni e il nocciolo delle cose.
Così risulta anche evidente la ragione per cui il poeta conclude in quel modo la poesia, cioè concentrando l’azione su un gesto totalmente gratuito: il dono della terra. Certo, l’opera dell’uomo è fondamentale per mantenere un certo equilibrio, non bisogna dimenticarlo, eppure la terra dona i suoi frutti: senza quest’azione, che ormai diamo per scontata, si potrebbe coltivare il mondo e ne otterremmo un bel nulla.
Perciò sia in ciascuno di noi la consapevolezza che la terra dona e se manteniamo viva una certa connessione, quella autentica, avremo la possibilità di vivere momenti puri, vicini all’essenziale e alla ricerca di un sempre maggior equilibrio per avere poi l’opportunità di non lasciare dietro al nostro passaggio sulla Terra solo asfalto, plastica e guerra, ma armonia e Natura.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





