La nostra esistenza dipende da un oceano sano: esso produce circa il 50% dell’ossigeno, assorbe circa 1/3 dell’anidride carbonica in eccesso presente in atmosfera, è fonte di sostentamento per miliardi di persone e ha un ruolo chiave nella mitigazione dei cambiamenti climatici. Purtroppo, l’oro blu che ci circonda sta risentendo dell’impatto dell’uomo, e così anche queste capacità: salvaguardare l’oceano significa salvaguardare noi stessi.
In natura il mantenimento dei livelli di CO2 è regolato dagli organismi vegetali e dagli oceani, i quali faticano sempre di più a smaltire le eccessive quantità di questo gas. Parte della CO2 si scioglie nelle acque e numerosi organismi marini sono in grado di sequestrarla.
Le mangrovie, per esempio, sono piante tropicali adattate alla vita in acqua salata, formano foreste che assorbono enormi quantitativi di CO2. Allo stesso modo le praterie di piante marine, come la Posidonia oceanica, sono in grado di sottrarre dall’atmosfera fino a 83.000 tonnellate di carbonio per km2, contro le 30.000 tonnellate di un bosco terrestre. Anche il coralligeno e le barriere coralline sequestrano enormi quantitativi di carbonio, che usano per costruire gli scheletri a base di calcio. Non dimentichiamo le zone umide, che rappresentano i pozzi di assorbimento del carbonio più efficaci sulla Terra. Un ulteriore importante contributo è dato da organismi vegetali microscopici, il fitoplancton. Questo cattura ogni anno 37 miliardi di tonnellate di CO2, circa il 40% del totale prodotto a livello globale.
Ma forse gli animali marini che stupiscono di più tra i sequestratori di carbonio sono le balene. Una balena, nell’arco della sua vita, assorbe circa 33 tonnellate di CO2, contro i 50 kg immagazzinati annualmente da un albero. Quando il cetaceo muore e si inabissa, trascina con sé la CO2 assorbita fino in fondo all’oceano, dove rimarrà per secoli. Inoltre, le loro feci, ricche di ferro e azoto, sono utili a fertilizzare il fitoplancton, favorendone la crescita.
30×30 Italia è la campagna nazionale per proteggere i nostri mari, lanciata da Worldrise, che si inserisce all’interno di un contesto internazionale che mira a proteggere il 30% dei nostri mari entro il 2030.
Per approfondimenti: www.30×30.it
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