Le Dry Valleys lungo i 24.000 km delle coste dell’Antartide sono la più estesa area priva di ghiaccio del continente antartico, dove le condizioni atmosferiche hanno generato uno degli ambienti più estremi del Pianeta, il permafrost.
Ora il suolo perennemente ghiacciato che ricopre queste zone si sta fondendo a causa del riscaldamento globale. Il degassamento dal permafrost rilascia in atmosfera considerevoli quantità di gas serra.
È quanto è emerso dallo studio “Antarctic permafrost degassing in Taylor Valley by extensive soil” pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment, condotto nell’ambito del progetto SENECA (SourcE and impact of greeNhousE gasses in AntarctiCA), finanziato dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) e coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
«Le zone dell’Antartide note come McMurdo Dry Valleys costituiscono la più estesa area priva di ghiaccio del continente antartico dove la scarsissima umidità, le temperature gelide (tra -14 °C e -30 °C) hanno generato uno degli ambienti più estremi del Pianeta» spiega Alessandra Sciarra, ricercatrice INGV.
Il permafrost può intrappolare considerevoli quantità di gas serra. Il riscaldamento globale favorisce, però, il rapido riscaldamento del permafrost artico con il conseguente rilascio di notevoli quantità di gas serra. Tuttavia, nelle regioni antartiche questo fenomeno non era stato ancora sufficientemente studiato e valutato.
«Durante l’estate australe del 2019-2020 è stata effettuata la prima campagna geochimica estensiva in Antartide che ha permesso la misura in superficie della concentrazione dei gas serra» spiega Livio Ruggiero, ricercatore INGV e responsabile scientifico del progetto SENECA.
«Confrontando questi dati con i pochi dati pregressi a disposizione –aggiunge il ricercatore – è stato osservato un incremento nel flusso dell’anidride carbonica».
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