Quante volte un temporale ha suscitato in noi delle emozioni particolari, dei sentimenti precisi e anche dei pensieri che ci hanno poi occupato per le ore a seguire. Molti artisti hanno provato ad immortalare un temporale, ad esempio su una tela. I fulmini e i tuoni ci hanno sempre colpiti, sin da bambini, facendoci porre mille domande sulla loro origine e sul motivo della loro energia. In un racconto Tolstòj sofferma la sua attenzione sul temporale, dal suo arrivo alla sua scomparsa, evidenziando i suoi pensieri e il suo stato d’animo.
Risulta molto efficace la sua descrizione e inevitabile un dato di fatto: questo particolare aspetto della natura influenza la propria vita di quell’attimo. Succede questo a chi si fa partecipe della natura, a chi è presente a se stesso e vive di quello che incontra, a chi decide di non essere solo una parte passiva di questo spettacolo, ma di essere un protagonista che inevitabilmente sente che la vita è anche composta da attimi simili e come tali vanno vissuti, assaporati e ricordati.
Tolstoj, “Temporale”
«Tutta l’attenzione mia era rivolta alle pietre miliari, che avvistavo fin da lontano, e alle nubi – sparse finora per la volta del cielo – che adesso avevano assunto certe sinistre ombre nere, e s’erano raccolte in un unico grosso e fosco nuvolone. Di tanto in tanto si sentiva tambureggiare un tuono lontano. E quest’ultima circostanza era quella che più d’ogni altra accresceva la mia impazienza di arrivare presto a un albergo per la notte. Il temporale mi dava un senso indicibilmente angoscioso di ansia e terrore. Al più vicino paese restavano ancora una decina di miglia, e intanto una nuvola d’un cupo viola, sbucata fuori chissà di dove, senza il minimo vento, eppure rapidamente, avanzava incontro a noi. […] Tratto tratto, in lontananza, balena un fulmine, e risuona un debole brontolio, che gradatamente rinforza, s’avvicina e finisce in rimbombi rotti, che si ripercuotono per tutto il cielo.
[…] Io sono invaso da un senso di spavento, e avverto che il sangue mi circola più rapido per le vene.
[…] In quello stesso istante, proprio sulla nostra testa, scoppia un rimbombo grandioso, che, come innalzandosi sempre più in alto e sempre più in largo, secondo un’immensa spirale, va gradatamente aumentando e termina in uno schianto assordante, a cui vien fatto di sussultare e di restar col respiro sospeso.
Gli affannosi sentimenti d’angoscia e di paura m’erano andati crescendo dentro di pari passo col rinforzar della tempesta; ma quando giunse quel solenne momento di silenzio, che di solito precede, nella tempesta, lo scoppio più violento, quei sentimenti salirono a un grado tale che, se avessi durato in quello stato un altro quarto d’ora, sono convinto che sarei morto dall’agitazione».
Leggendo queste righe è possibile immedesimarsi nell’autore e sentire le stesse cose durante un temporale? Certamente: c’è chi prova paura, smarrimento, angoscia, ma anche chi prova stupore, chi rimane affascinato da quella forza e via così. Ma sono i passaggi che restano per tutti. Ad esempio la rapidità con cui si presenta un temporale, il quale, previsione meteorologica o no, giunge sempre in un modo inaspettato, anche quando è atteso. O ancora, dopo la battaglia nei cieli, quando «la pioggia si fa più sottile», continua l’autore russo, e dopo un minuto «un timido raggio di sole luccica già sulle pozzanghere della strada» ecco che avviene quel passaggio interiore che ha del miracoloso e accade solo se ci facciamo coinvolgere dalla natura: il nuvolone scurissimo è ancora là, nel cielo, eppure «io non ne ho più paura. Vado provando, indescrivibilmente gioioso, un senso di speranza nella vita, che rapidamente mi si sostituisce alle angosce del terrore. La mia anima sorride allo stesso modo che la rinfrescata, rallegrata natura».
Quanta gioia, quanta speranza potremmo avere in noi! D’altra parte, è come se la Natura ce lo ricordasse ogni anno: dopo l’inverno arriva la primavera e vivrai un’estate stupenda.





