S’intitola Hidden Worlds la fotografia che ha conquistato il titolo di European Wildlife Photographer of the Year 2026. A realizzarla è stato l’ungherese Imre Potyó, scienziato, esperto ambientale e fotografo naturalista, che da tredici anni documenta i pipistrelli in letargo nelle gallerie minerarie protette dei monti Börzsöny, in Ungheria.
L’immagine vincitrice mostra in primo piano una muffa chiara che cresce sul guano dei pipistrelli, mentre sullo sfondo si distinguono alcuni esemplari in letargo. Un soggetto apparentemente marginale diventa così il protagonista di una fotografia che invita a osservare la natura da una prospettiva insolita. Per la prima volta, nella storia ventiseiennale del concorso organizzato dalla GDT – Società tedesca di fotografia naturalistica, il titolo assoluto è stato assegnato a un’immagine della categoria Piante e funghi.
Potyó ha realizzato lo scatto durante un censimento controllato dei pipistrelli, senza disturbare gli animali. Per mettere a fuoco il minuscolo fungo e mantenere visibili anche gli esemplari sullo sfondo, ha utilizzato un obiettivo macro e una lunga esposizione, combinata con una tecnica di variazione della messa a fuoco.
La giuria ha scelto l’immagine tra oltre 26.000 fotografie inviate da professionisti e amatori di 46 Paesi. Come ha spiegato il giurato Tom Gilks, la fotografia mostra come gran parte della vita esista al di fuori della nostra attenzione, in luoghi che visitiamo raramente e tra organismi che quasi mai notiamo. Pipistrelli, funghi e microrganismi fanno parte di una rete di relazioni che sostiene la vita, ma che spesso rimane invisibile.
Tutti i vincitori delle categorie
La selezione finale comprende 107 immagini premiate, individuate attraverso una prima selezione online e tre giornate di valutazione da parte della giuria internazionale.
Ecco i vincitori delle principali categorie del concorso.
- Uccelli: Jan Wieczorek, Polonia.
- Mammiferi: Lorenzo Shoubridge, Italia.
- Altri animali: Christian Morawitz, Germania.
- Piante e funghi: Fortunato Gatto, Italia.
- Paesaggi: Antje Kreienbrink, Germania.
- Il mondo sottomarino: Angel Fitor, Spagna.
- Uomo e natura: Petr Bambousek, Repubblica Ceca.
- Lo studio della natura (Nature’s Studio): Hermann Hirsch e Jan Leßmann, Germania, vincitori a pari merito.
- Giovani fotografi fino a 14 anni: Marla Schwarze, Germania, con Winter Gold.
- Giovani fotografi dai 15 ai 17 anni: Szymon Bartołd, Polonia, con Swan Lake.
Un gatto nel Mugello tra i soggetti premiati
Tra i vincitori c’è anche l’italiano Lorenzo Shoubridge, primo classificato nella categoria Mammiferi con The Cat and a Thousand Lanterns (Il gatto e mille lanterne). Lo scatto, realizzato nell’Alto Mugello, ritrae un gatto selvatico europeo (Felis silvestris) che si muove nella notte, circondato dalla luce di centinaia di lucciole. Per riuscire a immortalare questo incontro suggestivo, il fotografo ha lavorato per mesi alla preparazione di una fototrappola reflex, installata con grande attenzione per non disturbare gli animali.
Il gatto selvatico è una specie particolarmente schiva e difficile da osservare, considerata anche un indicatore della buona salute degli ecosistemi e della loro ricchezza di specie. Tra le principali minacce alla sua conservazione c’è l’ibridazione con i gatti domestici inselvatichiti. L’area dell’Alto Mugello rappresenta inoltre un importante corridoio ecologico tra il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e quello delle Foreste Casentinesi, fondamentale per gli spostamenti di specie come il lupo e per il ritorno di animali più sensibili, tra cui la puzzola europea.
L’Artico tra distruzione e rinascita
Un altro riconoscimento importante per l’Italia arriva dalla categoria Piante e funghi, vinta da Fortunato Gatto con la fotografia Forest at the Edge (La foresta ai margini). Lo scatto è stato realizzato in Alaska, al limite settentrionale della foresta boreale, oltre la catena dei monti Brooks, dove gli alberi lasciano gradualmente spazio alla tundra artica. In queste regioni il permafrost ostacola la crescita delle piante arboree, favorendo invece muschi, licheni, carici e piccoli arbusti.
La foresta ritratta nella fotografia sta lentamente recuperando dopo un incendio: i tronchi anneriti testimoniano ancora la violenza del fuoco, mentre una nuova vegetazione comincia a ricoprire il terreno, contribuendo a stabilizzarlo e a immagazzinare carbonio. In autunno, i colori intensi della vegetazione bassa si riflettono in una piccola pozza d’acqua, creando un contrasto suggestivo con le conifere bruciate. La fotografia restituisce così l’immagine di un ambiente sospeso tra distruzione e rinascita, ma anche il ritratto di un Artico in rapida trasformazione a causa del riscaldamento climatico.
Il premio per il rewilding: protagonista un castoro in città
Per la quinta volta è stato assegnato anche il Rewilding Europe Award, riconoscimento dedicato alle immagini che raccontano il ritorno della natura e la possibilità di recuperare gli equilibri ecologici anche nei territori profondamente trasformati dall’uomo.
A vincere è stato ancora Jan Wieczorek, con la fotografia Urban Beaver. Il premio vuole richiamare l’attenzione sul rewilding, un approccio alla conservazione che punta a restituire spazio e condizioni favorevoli ai processi naturali: dalla dinamica dei fiumi alla successione dei boschi, fino al ripristino delle catene alimentari e delle relazioni tra predatori e prede.
La presenza di un castoro in un contesto urbano è particolarmente significativa per questo tema: ricorda che la fauna selvatica può trovare spazio anche in ambienti modellati dalle attività umane e che la convivenza con gli altri animali richiede di ripensare il modo in cui gestiamo i nostri territori.
Una storia di interdipendenze: il Fritz Pölking Prize
Il Fritz Pölking Prize, dedicato a progetti fotografici e reportage naturalistici, è stato assegnato al fotografo olandese Michiel van Noppen per Tales of the Forest Keepers. Il progetto racconta la relazione tra il tapiro di Baird (Tapirus bairdii) e il raro albero Jícaro Danto, la cui riproduzione dipende dal tapiro.
È un esempio di quanto le specie possano essere legate tra loro da rapporti ecologici stretti: la sopravvivenza di una pianta può dipendere dal comportamento di un mammifero, e la perdita di uno degli elementi della relazione può mettere a rischio l’intero sistema.
Il premio junior collegato al Fritz Pölking Prize è andato invece al giovane fotografo norvegese Tobias Gjerde, autore di The Magic of the Nordic Wilderness. Con composizioni essenziali, il progetto restituisce l’atmosfera degli ambienti selvaggi nordici e la capacità della fotografia di raccontare un luogo attraverso pochi elementi.
La fotografia naturalistica per conoscere e proteggere la biodiversità
Il concorso, giunto alla sua 26a edizione, è organizzato dalla GDT – Gesellschaft für Naturfotografie, la Società tedesca di fotografia naturalistica. È aperto a fotografi professionisti e amatoriali residenti in Europa, senza che le immagini debbano necessariamente essere state realizzate nel continente. Possono partecipare anche i membri della GDT residenti in altre parti del mondo. Il regolamento prevede inoltre due categorie dedicate ai giovani fotografi, suddivisi per fasce d’età: fino a 14 anni e tra i 15 e i 17 anni.
Il valore delle fotografie premiate, tuttavia, non si limita alla qualità tecnica o alla ricerca estetica. Come sottolineato dalla presidente dell’Ufficio federale tedesco per la conservazione della natura e madrina della manifestazione, Sabine Riewenherm, i fotografi partecipanti contribuiscono a richiamare l’attenzione sia sulla bellezza del pianeta sia sulla sua vulnerabilità. Le immagini vincitrici saranno riunite in una mostra itinerante di grande formato, destinata a viaggiare in Germania e all’estero per tre anni. Il tour prenderà il via all’inizio di dicembre 2026 al Deutsches Pferdemuseum di Verden, nei pressi di Brema.
In un momento in cui la perdita di biodiversità minaccia numerosi ambienti e specie, la fotografia può aiutare a rendere visibili anche le forme di vita più piccole e le relazioni ecologiche meno evidenti. È proprio questo il messaggio di Hidden Worlds: per proteggere la natura, bisogna prima imparare a guardare anche ciò che normalmente sfugge alla nostra attenzione.
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