Si è aperta ieri a Trento la mostra fotografica di Steve McCurry “Terre Alte”, dedicata alla montagna, allo spirito delle vette, alla sacralità dei paesaggi d’alta quota, alla vita in condizioni estreme.
Un grande progetto nato da un’idea di Vittorio Sgarbi e Gabriele Accornero che vede per la prima volta collaborare insieme due importanti realtà museali trentine, il MART e il MUSE.
Nel Palazzo delle Albere, fino al 19 settembre, potranno essere ammirati i lavori, in parte inediti, di McCurry che, con il suo stile fotografico forte e deciso, nel corso di cinquant’anni di carriera ha raccontato di conflitti sociali, ma anche di antiche tradizioni e culture, di popoli ai confini del mondo.

Inle Lake. Burma, 2011 © Steve McCurry
La sede della mostra
Il Palazzo delle Albere di Trento, sede della mostra, è una villa-fortezza del XVI secolo che dalla fine degli anni Ottanta al 2010 è stata la sede del MART, il museo di arte moderna e contemporanea, poi trasferitosi a Rovereto nell’avveniristica sede di corso Bettini.
Il Palazzo delle Albere, affidato alla gestione del MUSE, il Museo delle scienze di Trento, oggi è un luogo dove natura e scienza incontrano le discipline umanistiche, con mostre, spettacoli e iniziative che negli anni hanno affrontato temi di grande attualità. Come la relazione tra umanità e foreste, le sfide dell’Antropocene e il rapporto tra scienza e filosofia.
La mostra inaugurata in questi giorni fonde le anime dei due musei trentini: arte, fotografia, ricerca estetica da un lato; montagna, antropologia, cambiamenti climatici dall’altro.

Sankei-en Garden. Yokohama, Japan, 2014 © Steve McCurry
La mostra
“Terre Alte” è un viaggio tra le altitudini del mondo che ripercorre l’incredibile carriera di Steve McCurry.
130 immagini scattate in Afghanistan, Tibet, Mongolia, Giappone, Brasile, Birmania, Filippine, Marocco, Yemen che descrivono, con lo stile inconfondibile del fotografo americano, il fascino delle alte quote, la fierezza e la determinazione dei popoli di montagna, la struggente bellezza dei suoi paesaggi, l’incanto dei suoi silenzi. Ma anche l’armonia fra i luoghi, gli esseri umani e gli animali che, nonostante tutto, ancora esiste.
Inoltre, nella Icons Room, i visitatori potranno perdersi di fronte a undici fra le più note opere fotografiche di Steve McCurry, tra le quali l’iconico ritratto della ragazza afgana, scattato nel 1984.

Lhasa, Tibet, 2000 © Steve McCurry
L’impegno
Molto sensibile alle identità culturali dei popoli, ecologista e pacifista, McCurry con le sue immagini ci porta anche a riflettere sui cambiamenti climatici e antropologici, ponendo l’accento sulle culture sottorapresentate o ignorate. Questa sensibilità si traduce in progetti di alfabetizzazione e autodeterminazione delle popolazioni più povere che il fotografo porta avanti parallelamente alla sua attività professionale. Perché, come lui stesso dice: “La storia di ciò che accade in quei luoghi diventa parte della tua stessa storia”.

Logar Province, Afghanistan, 1984 © Steve McCurry
Steve McCurry “Terre Alte”
Da un’idea di Vittorio Sgarbi e Gabriele Accornero
A cura di Biba Giacchetti e Denis Isaia
Un progetto di MART e MUSE, in collaborazione con Sudest57
Palazzo delle Albere, Trento
- Mongolia, 2018 © Steve McCurry
- Wadi Rum, Jordan, 2019 © Steve McCurry
- Nepal, 1983 © Steve McCurry






