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Slovenia, i luoghi della Grande Guerra – 4ª puntata

Sul Kolovrat, fra le trincee del Museo all’aperto

Sul Kolovrat, fra le trincee del Museo all’aperto
Museo all'aperto sul Kolovrat, archivio Fondazione Vie di Pace - Foto: Petelinsek

Michele Mauri Michele Mauri 19 Nov 2014

Pochi conoscono il monte Kolovrat, al confine tra Italia e Slovenia, eppure nella storia della Prima Guerra Mondiale fu importantissimo per l’Italia. Sui crinali compresi tra il Kolovrat e il Matajur correva infatti la terza linea difensiva del fronte italiano e questi furono i principali teatri della disfatta di Caporetto, chiamata più correttamente dodicesima battaglia dell’Isonzo.

Era una notte piovosa e fredda quella del 24 ottobre 1917. Verso le due, i cannoni austro-ungarici e tedeschi trasformarono le valli dell’Isonzo e del Natisone in un inferno di fuoco e gas venefici. Le truppe d’assalto si gettarono nelle trincee italiane di prima linea, travolgendo i soldati storditi dal bombardamento o avvelenati. In poche ore l’ala destra della Seconda Armata fu distrutta. La sera dello stesso giorno furono superate la prima e la seconda linea italiana. La battaglia era persa.

Nelle fasi iniziali del combattimento si distinse un giovane tenente tedesco, Erwin Rommel, che sarebbe diventato in seguito famoso come “la volpe del deserto”, guidando con il grado di Feldmaresciallo l’Afrikakorps nella Seconda guerra mondiale; con il suo reparto conquistò il monte Kolovrat, poi la cima del Kuk, infine il Matajur.

Soldati italiani catturati sono scortati verso la parte posteriore dai soldati tedeschi durante la battaglia di Caporetto 1917 ( fonte: RareHistoricalPhotos.com )

Soldati italiani catturati sono scortati verso la parte posteriore dai soldati tedeschi durante la battaglia di Caporetto, 1917 (fonte: RareHistoricalPhotos.com)

 

Per l’esercito italiano la pagina peggiore di Caporetto fu scritta durante la ritirata: in assenza di un coordinamento, le armate in marcia si trasformarono in un groviglio sterminato di uomini, carri e cavalli.
Le perdite furono ingenti su entrambi i fronti. Alle decine di migliaia fra morti e feriti, si aggiunsero 265mila soldati italiani fatti prigionieri, 300mila sbandati e 50mila disertori.

Per non dimenticare questa immane tragedia, sulla cresta del Kolovrat è stato creato il Museo all’aperto Na Gradu. Da qui si apre una veduta che spazia dal massiccio del Krn (Monte Nero) alla Sveta Gora (Monte Santo) e alla pianura friulana, praticamente su tutta la linea del fronte della Seconda armata italiana. Il Museo si snoda tra camminamenti, trincee, tunnel scavati nella roccia, postazioni di mitragliatrici e cannoni. Il recupero è stato eseguito impiegando materiale originale della Prima guerra mondiale.

Museo all'aperto del Kolovrat, archivio Fondazione Vie di Pace (foto Petelinsek)

Museo all’aperto del Kolovrat, (archivio Fondazione Vie di Pace, foto Petelinsek)

 

Questo straordinario progetto di valorizzazione e manutenzione delle posizioni italiane del versante sloveno del Kolovrat è curato dalla Fundacija Poti miru v Posočju (Fondazione Le vie della Pace nell’Alto Isonzo) di Caporetto.

Per scoprire un nuovo itinerario sui sentieri storici della Prima guerra mondiale e fra le bellezze naturali slovene, vi diamo appuntamento alla prossima puntata.

 

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

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