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Sospeso il monitoraggio delle orche

Sospeso il monitoraggio delle orche
L'orca battezzata L95 nuota nelle acque del pacifico © NOAA Northwest Fisheries Science Center

Luca Serafini Luca Serafini 24 Apr 2016

I biologi hanno momentaneamente sospeso l’applicazione dei sistemi di tracciatura elettronica delle orche (Orcinus orca) nello Stretto di Puget (Stato di Washington) dopo che è stato rinvenuto un esemplare morto, con sulla pinna dorsale frammenti dei dardi di titanio che fissano il trasmettitore satellitare.
Le orche sono a minaccia di estinzione e i biologi utilizzano i piccoli trasmettitori satellitari per monitorarne gli spostamenti, la ricerca di cibo, i luoghi dove vanno a svernare.
I trasmettitori, grandi come una pila da radiolina, vengono “sparati” sulla pinna dorsale del mammifero con dei dardi di titanio, lunghi circa 6 cm, che si dovrebbero staccare dopo un certo tempo senza lasciare traccia.
Da un primo esame dell’orca trovata morta di fronte all’isola di Vancouver, non è stato possibile accertare la causa del decesso. Ma c’è chi sostiene che l’installazione dei trasmettitori causi ferite che potrebbero essere evitate, utilizzando metodi diversi di monitoraggio dell’ormai piccola popolazione di orche rimasta.
L’esame della carcassa ha rilevato la presenza di frammenti di titanio, ma non sembrerebbero esserci segni di infiammazione o di altre patologie legate alla ferita. I veterinari stanno comunque cercando di valutare se le ferite dei dardi possano, invece, aver aperto la strada a infezioni.
L’orca conosciuta col nome di L95, un maschio di circa 20 anni, era stato “taggato” a fine febbraio al largo della costa dello stato di Washington. Il mammifero marino appariva in buona salute e i ricercatori non avevano rilevato rotture nei dardi quando questi sono stati “sparati” sulla sua pinna dorsale. Dopo quattro giorni, però, il segnale si è perso. E dopo alcune settimane L95 è stato trovato alla deriva, morto.

La legislazione federale impone lo stop al monitoraggio nel caso accadano incidenti di questo tipo. È già successo altre due volte, infatti, che l’attività si sia dovuta fermare per ridisegnare i trasmettitori, dopo che i precedenti erano risultati inadatti e si erano rotti una volta impiantati nel mammifero marino.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

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