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Eco Lifestyle
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​CLASSIFICA DI COLDIRETTI

Occhio a cosa finisce nel piatto: i quindici cibi più pericolosi ​

Occhio a cosa finisce nel piatto: i quindici cibi più pericolosi ​

Redazione Redazione 16 Ott 2016

Nell’era degli scambi globali è sempre più difficile tracciare con certezza il percorso che un cibo compie prima di arrivare sulla nostra tavola.
È questo l’allarme lanciato da Coldiretti, che ha stilato una classifica dei cibi d’importazione più pericolosi che finiscono sulle nostre tavole.
I rischi sono rappresentati dall‘alta concentrazione di residui tossici, microtossine e diossine presenti in questi alimenti.

I terribili quindici

Al primo posto ci sono le nocciole della Turchia. La motivazione, in questo caso, è data dalla presenza di aflatossine oltre il limite. Seguono, per lo stesso motivo, le arachidi di importazione cinese.
Al terzo posto c’è il peperoncino indiano, pericoloso a causa dell’alta concertazione di pesticidi. Nel tonno e nel pesce spada spagnoli, quarti classificati, sono stati registrati valori oltre i limiti di metalli pesanti.
Al quinto posto ci sono, poi, i fichi secchi e i peperoni provenienti dalla Turchia. Anche in questo caso, nei campioni sono stati riscontrati livelli di aflatossine e pesticidi ben oltre la soglia consentita. Sesto posto per i semi di sesamo dall’India: qui si parla addirittura di tracce di salmonella. Al settimo posto della classifica di Coldiretti ci sono i pistacchi iraniani mentre all’ottavo posto ci sono le fragole e le olive coltivate in Egitto e che, secondo le analisi, conterebbero tracce elevate di pesticidi.
Al nono posto ai sono piazzati i pistacchi statunitensi mentre al decimo c’è un pesce, il pangasio allevato in Vietnam, per la presenza nelle sue carni di metalli pesanti.
La classifica prosegue con il peperoncino cinese, i formaggi francesi, il novel food (vale a dire i “nuovi” alimenti come bacche di goji, semi di chia e stevia), il pollame allevato in Polonia e i broccoli cinesi.

Tutti pazzi per l’import

Secondo Coldiretti, sono quasi 10 milioni gli italiani che consumano con frequenza alimenti d’importazione e che, dunque, sono esposti al rischio di incorrere nel consumo di alimenti contaminati.
«Occorre rendere pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri – ha spiegato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo -. Questo permetterà anche di liberare le imprese italiane dalla concorrenza sleale». Oltre che di tutelare il consumatore.

 

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