«La Chiesa si è sempre ricaricata in modo non ortodosso (…) Se il sale non aveva più sapore, con cosa salare? Gesù stesso, Giovanni Battista, tutti fuoricasta straccioni», così ha scritto John Updike nel romanzo “La versione di Roger”. Niente di più vero, lo stesso Cristianesimo del resto nacque come eresia ebraica.
Le strade intricate dell’eterodossia non attraversano solo le vicende religiose. Il lungo cammino della ricerca scientifica è stato in larga parte tracciato da uomini ritenuti in errore, le cui teorie in seguito si sono rivelate giuste. “Ogni concezione scientifica comincia come un’eresia” ha affermato lo scrittore britannico Aldous Huxley.
Molti pensatori eccentrici non sono stati creduti, salvo poi ottenere una riabilitazione postuma. Quelle di Galileo Galilei, Giovanni Copernico, Charles Darwin sono storie note. Prima che le loro tesi e le loro scoperte fossero riconosciute e accettate, sono stati oltraggiati, perseguitati e osteggiati dalla scienza ufficiale del loro tempo, spesso cieca ma sempre presuntuosamente signora della verità. Molti degli scritti di Gregor Mendel, il monaco che diede inizio alla genetica, vennero cestinati senza essere letti. George Stephenson, inventore della macchina a vapore, fu considerato a lungo un ciarlatano.
Molti di noi sono convinti che tutto ciò riguarda solo il passato e che oggi il progresso scientifico e tecnologico sono inarrestabili. Siamo sicuri? Le idee troppo audaci continuano a essere scomode, perché obbligano a rivoluzionare non solo il modo di pensare, ma anche interi e consolidati sistemi economici. È soprattutto per questa ragione che alcune tesi, magari bizzarre e poco convenzionali, non sono considerate come reali opportunità.
I grandi progressi dell’umanità sono il frutto tanto del suo spirito indagatore quanto del suo spirito critico. E critici possiamo esserlo tutti. Pur senza essere scienziati, tanto meno geni.
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