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Natura
Animali, piante e habitat
Il gambero e la conchiglia vai alla rubrica

Il custode della pinna

Il custode della pinna
Foto di D. Rossigno

Angelo Mojetta Angelo Mojetta 12 Feb 2014

Ecco due foto insolite, rare, di un piccolo crostaceo che pochi possono dire di aver visto così. L’incontro con questa specie – e in una situazione come quella cui si riferiscono le immagini – non è certo abituale per un subacqueo e il motivo risiede tutto nel nome di questo gambero chiamato Pontonia pinnophylax o gambero della pinna. La sua esistenza era nota già ai tempi di Aristotele, il quale credeva che – privata del suo gambero custode – la pinna sarebbe morta. La pinna in questione è la Pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo (ultima foto). Specie protetta, può raggiungere quasi un metro di altezza e ha una conchiglia a base appuntita, che penetra nel fondo a cui si ancora con tenaci filamenti di bisso, mentre la parte superiore si allarga come un triangolo arrotondato. Vive su fondi detritici o sabbiosi, in mezzo alle praterie di posidonia e, dopo essere stata depredata per decenni, ora sta ricostituendo popolazioni interessanti.
Il gambero qui fotografato vive al suo interno e per questo ha ricevuto il nome appropriato di pinnophylax, cioè di amico della pinna. Vederlo non è facile. Bisogna avvicinarsi con circospezione al bivalve e osservarlo all’interno (purtroppo solo dall’alto), magari illuminandolo lateralmente o con la luce radente di una torcia subacquea. Se si è fortunati, si può sperare di vedere il crostaceo vicino all’apertura della pinna, ma il più delle volte si rimarrà delusi perché la pinna tende a serrare le sue valve quando ci avviciniamo, rendendo impossibile osservare il suo interno e il suo ospite. Il gambero presenta un corpo depresso, ideale per muoversi all’interno del mollusco, di colore traslucido, azzurrino che lascia trasparire gli organi interni, tra il rosa e l’arancione, con sottili bande bianche che disegnano il profilo del corpo e formano dei quadrati più o meno completi sul carapace. Nella seconda foto, si osserva un esemplare femmina che si distingue non solo per le uova (carattere inconfondibile, ma transitorio), ma anche, e stabilmente, per le sue due chele asimmetriche (la destra è più grande). Dalle uova che qui vedete, tenute sotto l’addome, si svilupperanno larve planctoniche che, dopo una serie di mute, diventeranno piccoli pinnophylax solo se troveranno una pinna dove stabilirsi e vivere in perfetta simbiosi nutrendosi di muco e particelle di cibo raccolte sulla superficie del mantello del mollusco. I nostri gamberi non sono sempre presenti nelle pinne e le percentuali di ritrovamento variano: solo nel 20-50% dei casi e il più delle volte (63%) si tratta di soli maschi. Le coppie non sono certo la regola e tra i due sessi quello più grosso è quello femminile, le cui dimensioni (lunghezza massima 45 mm) sono correlate a quelle del mollusco ospite: più è grossa la pinna, più è grosso il pinnophylax che la abita. Queste percentuali lasciano supporre che le femmine siano stabilmente residenti nella pinna mentre i maschi, più agili, lascino il mollusco per raggiungerne uno vicino alla ricerca di una nuova compagna con cui accoppiarsi, col risultato che Domenico Rossigno è riuscito a mostrarci, attraverso un vero scoop fotografico.

 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
La riproduzione è consentita esclusivamente con la seguente citazione: Fonte rivistanatura.com

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