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Il reef nato dal fuoco

Quello che i biologi non si aspettavano è stata la ripresa rapida e rigogliosa dei reef di Banda Api a pochi anni dalla devastante eruzione vulcanica

Il reef nato dal fuoco
I reef di Banda Api, in Indonesia, rifioriti sui substrati lavici. © Marcello di Francesco (marcellodifrancesco.com)

Angelo Mojetta Angelo Mojetta 2 mesi fa

Il caso ha sempre un ruolo importante nella nostra vita. Che poi il caso abbia delle origini e non sia così casuale è l’altra faccia della medaglia che ci aiuta a capire perché ci accade ciò che accade. Il preambolo mi aiuta a spiegare la scelta dell’immagine che si ricollega alla lettura di un articolo su rivistanatura.com intitolato “Come la Terra si cura da sola”.

Il titolo mi aveva colpito e quando ho visto le foto di Marcello Di Francesco, dedicate a un reef rigoglioso riformatosi dopo l’eruzione avvenuta nel 1988 del vulcano dell’isola Banda Api (Isole Banda, Indonesia), non ho avuto dubbi sulla scelta.

L’eruzione distrusse una vasta parte dei reef dell’isola a causa delle colate di lava che, al loro passaggio, eliminarono ogni forma di vita sommersa.

Quello che i biologi però non si aspettavano, soprattutto a pochi anni dall’eruzione, è stata la ripresa rapida e rigogliosa dei reef di Banda Api che, dopo appena cinque anni, apparivano di nuovo rigogliosi ospitando ben 124 specie con una dominanza delle colonie tabulari del genere Acropora come quelle che si possono vedere nella foto di Marcello.

Ma come è avvenuto?

Secondo gli ultimi studi una così rapida ripresa sembra essere stata favorita da una concomitanza di fattori alcuni dei quali legati direttamente all’eruzione. Oltre a un afflusso abbondante di larve di coralli, trasportate dalle correnti e insediatesi sulla lava ormai raffreddata in un periodo ideale, gli studiosi hanno collegato la rinascita del reef alla superficie lavica caratterizzata da anfratti e irregolarità che hanno fornito alle larve i substrati perfetti su cui fissarsi e trovare protezione da eventuali predatori nonché un riparo dalle correnti troppo forti. Inoltre è probabile che sia entrata in gioco la presenza di minerali contenuti nella lava che hanno favorito lo sviluppo scheletrico delle colonie, una spiegazione più che plausibile perché è noto che i terreni vulcanici sono tra i più fertili che si conoscano.

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Anche questa, dunque, è la dimostrazione che la Terra si cura da sola soprattutto quando e dove l’uomo è lontano e non interviene, un fattore questo sempre più raro.

Personalmente non escluderei che i coralli che vivono in zone vulcaniche abbiano nel tempo sviluppato capacità di ripresa che non si riscontrano in aree non vulcaniche.

A sostegno di questa strampalata ipotesi ci potrebbero essere i risultati di uno studio internazionale guidato da Jessica Pazzaglia, ricercatrice presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn, intitolato “Priming for Seagrass Resilience: DNA methylation and Transcriptomic Insights into Heat Stress Memory in Posidonia oceanica seedlings” e pubblicato sulla rivista New Phytologist. Tale ricerca ha rivelato come le posidonie possano rispondere più efficacemente agli stress ambientali di calore grazie a un processo noto come priming (letteralmente “innesco” o “preparazione”) che consente a queste piante marine di “ricordare” eventi di stress passato, memorizzandoli nel loro genoma, per affrontare meglio condizioni ambientali avverse future.

 

Bene, sei arrivato fino alle fine: significa che ami la Natura, proprio come noi.
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© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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